(di Alberto Cristani)
Immaginate un duca un tempo glorioso, abituato a palazzi pieni e corti animate, che oggi fatica a mantenere il proprio posto a tavola e, che, addirittura rischia di non poter più entrare nei nobili palazzi.
È un’immagine che descrive bene la fase attuale del calcio italiano: una realtà con una grande storia alle spalle, ma segnata da problemi che ne hanno indebolito prestigio e credibilità.
Da un lato, le polemiche legate agli arbitri – tra intercettazioni, designazioni discusse e accuse di favoritismi – stanno ulteriormente alimentando un clima di sfiducia.
Il risultato è un calcio italiano spesso più raccontato per gli episodi controversi che per il gioco espresso. La Serie A, un tempo modello tecnico e tattico, rischia così di essere associata più alle discussioni che alla qualità.
Dall’altro, il solo parlare di un possibile ripescaggio ai Mondiali 2026, dopo l’eliminazione per mano (piedi) della Bosnia, dà l’idea di un sistema in difficoltà.
Ed è proprio qui che serve un cambio netto di mentalità: la FIGC, indipendentemente da chi sarà il prossimo presidente, non dovrebbe nemmeno prendere in considerazione un’eventuale scorciatoia. Anche se si presentasse l’occasione, andrebbe rifiutata.
Accettare un ripescaggio significherebbe certificare una debolezza e rimandare ancora una volta il problema. Al contrario, declinare con fermezza sarebbe un segnale di maturità: riconoscere i propri limiti e scegliere di ripartire senza alibi, con l’obiettivo di tornare competitivi attraverso il merito.
In questo scenario c’è un punto da cui ripartire, ma serve coraggio. Non bastano aggiustamenti marginali: è necessario ripensare il sistema in profondità, dalla formazione dei giovani alla gestione degli arbitri, fino alla governance complessiva. Meno polemiche, più responsabilità. Meno ricerca di soluzioni immediate, più visione a lungo termine.
Il duca, insomma, non è scomparso. Ma per tornare davvero protagonista deve rinunciare alle scorciatoie, ripulirsi dalla testa ai piedi, accettare il momento difficile e avviare una ricostruzione vera. Solo così potrà tornare a sedersi a tavola non per concessione, ma per diritto.





