Editoriale

EDITORIALE – Palazzetto, il maquillage non basta

23 Giugno 2026 · 17:13

(di Beppe Giuliano)

I modi magari sono stati più sbrigativi del voluto, e la dichiarazione si è prestata a diverse battute, ma tra il serio ed il faceto Gianluigi Pedrollo ha detto una grande verità: gli incassi del Palazzetto dello sport servono alla Scaligera Basket.
Sono il pane, la benzina nel motore, un flusso di cassa che permette alla società di vivere. 4mila spettatori di media, fra i più affezionati della Lega 2 e dal prossimo autunno della LBA. 4mila spettatori che arrivano, pagano il biglietto, si siedono e se ne vanno. Se partono presto all’intervallo riescono a prendersi una birra e un hot dog; se debbono andare in bagno fanno la coda, se hanno un parente o un amico disabile bestemmiano.

E il guadagno dov’è? Dov’è quell’esperienza che permette ai club europei (non parliamo di quelli americani) di guadagnare per davvero? Dove sono gli spazi per il merchandising? Dov’è che posso comprarmi un libro, un poster? Una maglietta? Un portachiavi? Dov’è che posso pranzare guardando la partita se invito degli ospiti al palazzetto? Dov’è quel museo che mi permette di conoscere la storia del basket gialloblù o, perché no, dello sport di questa città? Tutti fattori indispensabili se voglio vivere in maniera ancora più totale la mia passione e se voglio portarmi a casa un’esperienza “completa”.

Risposta facile, non c’è nulla di tutto questo. La Cronaca ha presentato qualche settimana fa il modello Cantù (ma si può guardare Tortona o Venezia). Il sindaco Tommasi ci ha risposto presentando il suo piano per brandizzare l’attuale PalaMagis chiedondo al prossimo sponsor di mettere mano ai bagni e ad altre urgenze. Sono manutenzioni “dovute” dopo anni di laissez-faire. 2,5 milioni di euro, meglio di niente. Ma non c’è nulla che proietti il Palazzetto nel nuovo millennio.

Nulla che ne moltiplichi le occasioni di utilizzo: convegnistica, eventi fieristici e convention aziendali, altri sport che consenta ad un fan di trascorrere più tempo e spendere di più.

Verona avrebbe anche le competenze  – fiera ed ente lirico – per gestire un cartellone articolato  di eventi (Cantù ha invece scelto un partner statunitense per questo); ha una società della Camera di commercio che promuove il turismo congressuale che però manca di spazi moderni ed adeguati; ha un patrimonio pubblico immobiliare e di imprese superiore ai 2 miliardi di € che potrebbero essere un volano per lo sviluppo; soltanto nelle banche scaligere ci sono risparmi privati, fermi, che non fruttano praticamente nulla, per oltre 30 miliardi; ha due squadra che giocano nelle massime serie e quella del volley pure in Europa; ha fior di aziende di ingegneristica, costruzioni ed impiantistica; ha tutto per programmare la realizzazione di un nuovo palazzetto che faccia crescere lo sport e la città.

Anche perché, senza nuovi ricavi, lo sport professionistico veronese non avrà i mezzi per crescere. Un esempio fra tanti: la prossima stagione nel basket professionistico vedrà un incremento nei costi dovuto non soltanto alla fiscalità, ma anche al rialzo salariale dei giocatori italiani, specialmente i più giovani e talentuosi, per tenerli lontani dalle sirene dei campionati continentali e, per i prospetti più interessanti in prospettiva, dai ricchi contratti NCAA. Come si può pensare di salvaguardare le squadre che guidano il movimento sportivo se non si dà loro i mezzi per crescere e competere?

Cancellato per mere ragioni politiche il “Palazzetto Ikea”,  è assurdo pensare ad uno scatto dell’amministrazione e della città?

(Foto di copertina: Cantù Arena)

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