(di Alberto Cristani)
Dopo Grecia-Italia, partita amichevole giocata ieri sera da una Nazionale baby, vinta con carattere e anche con l’uomo in meno, il ct Azzurro ad interim Silvio Baldini ha offerto molto più di un commento tecnico. Ha dato una lezione di calcio e di vita, riportando al centro un tema che nel nostro movimento sembra spesso fuori moda: il valore umano. In un’epoca in cui si esaltano schemi, algoritmi e soluzioni immediate, le sue parole hanno ricordato che una squadra si costruisce prima di tutto con principi, identità e senso di responsabilità. E forse è proprio per questo che Baldini può essere la persona giusta per rilanciare il calcio italiano, non solo nei risultati ma nella sua anima più profonda.
Le sue parole sono state una dichiarazione di intenti. “Quando dei ragazzi capiscono che avere delle regole è una risorsa e non una punizione” non è una semplice riflessione educativa: è una chiave di lettura del calcio e della società. Baldini non predica, indica una strada.
E quella strada passa dalla disciplina, dalla fatica quotidiana, dalla crescita dei giovani e dalla capacità di trasformare il gruppo in una comunità vera. In un sistema che troppo spesso confonde il talento con la scorciatoia, lui ricorda che il talento senza valori resta incompiuto.
C’è poi un passaggio che pesa come una sentenza sul calcio italiano: “Non sono uno scappato di casa”. Baldini non difende soltanto la propria immagine, ma la dignità di un percorso costruito con lavoro, ostinazione e coerenza. È il rifiuto delle etichette facili, di quel vizio tutto italiano di giudicare prima di ascoltare.
E proprio questa schiettezza lo rende credibile, perché non cerca consenso: cerca sostanza.
Ma il cuore del suo messaggio sta soprattutto nei giovani. Baldini ha scelto di dare spazio ai ragazzi, di responsabilizzarli, di metterli al centro senza protezioni artificiali. È una scelta che andrebbe seguita con più coraggio anche ai livelli più alti, perché il calcio italiano ha smesso troppo spesso di credere nei propri talenti, preferendo soluzioni esterne, magari più pronte, ma non sempre più giuste. Gli stranieri hanno spesso qualità indubbie, tecniche e anche umane, ma il problema è un altro: se i nostri giovani non giocano, non crescono mai davvero.
“Io ho voluto essere utile”, ha detto Baldini. E in questa frase c’è molto più di una difesa personale: c’è la sintesi di una filosofia. Utile alla squadra, utile alla Federazione, utile a un calcio che ha bisogno di tornare credibile, autentico, meno costruito a tavolino e più radicato nella realtà.
Baldini non è soltanto un allenatore che ha vinto una partita; è una voce che rompe il rumore di fondo.
E oggi, nel calcio italiano, questo basta già per far sperare in qualcosa di diverso.
Baldini merita di poter proseguire la sua avventura con la Nazionale maggiore perchè, oggi, il calcio italiano ha bisogno in primis di umanità, valori e credibilità. Una volta ricostruita una base solida, allora si che si potrà aspirare alla vittoria. Farlo prima sarebbe solo utopia.
Ps: Il titolo di Campione d’Europa conquistato dalla Nazionale Under 17 è un segnale importante: cerchiamo di ‘captarlo’ nel modo giusto e non solo per creare titoloni sui giornali…





