(di Alberto Cristani)
Il titolo di questo editoriale l’ho riciclato, recuperandolo dall’intervista realizzata ad Alex Zanardi nel 2018 e pubblicata su SportdiPiù Magazine numero 52.
Un titolo che potrebbe sembrare fuori luogo, inadatto, tenendo conto che in questo momento (martedì 5 maggio), mentre sto scrivendo, nella Basilica di Santa Giustina a Padova si stanno svolgendo i funerali di Alex.
Andando però a rileggermi quell’intervista e ascoltando le varie testimonianze di chi, in questi giorni, ha giustamente voluto ricordarlo, sono convinto che Alex Zanardi si ritenesse senza dubbio un ragazzo fortunato.
Averlo conosciuto e aver potuto dialogare con lui mi ha permesso di entrare, per qualche minuto (a dire il vero per quasi due ore…), in una dimensione diversa da quella abituale del giornalismo sportivo.
Parlando con Alex non mi sono ‘semplicemente’ confrontato con un campione, ma ha avuto l’onore di conoscere un uomo capace di trasformare il dolore in energia, il limite in possibilità, la fragilità in metodo di vita.
Non è stato solo un privilegio professionale, è stata soprattutto, un’esperienza umana che mi ha scaricato addosso una energia fortissima.
Ogni sua risposta, ogni sua dichiarazione, ogni sua frase, oggi come allora ti ‘costringe’ a (ri)guardare lo sport e soprattutto la vita, con occhi più essenziali.
Nel suo modo di raccontarsi non c’era retorica, ma una forza rara, fatta di lucidità, ironia e dignità. Ed è proprio questo a colpire di più: la naturalezza con cui Zanardi è riuscito a rendere straordinario ciò che per molti sarebbe insostenibile, regalando a chi lo ha ascoltato, lo ascolta e lo ascolterà, una lezione che va oltre la disabilità, oltre la vittoria, oltre lo sport.
Odio i ‘coccodrilli’: per il 90% delle volte si tratta di articoli preconfezionati, resoconti pedestri della vita di persone famose, che quasi sempre ne escono da eroi o, addirittura, da santi.
Per questo motivo, fino all’ultimo, ero indeciso se scrivere questo mio breve pensiero.
Poi, però, ci ho ripensato, non tanto per dire la mia su Zanardi (quanti in queste occasioni cavalcano l’onda emotiva semplicemente per alzare la mano e dire “Io l’ho conosciuto”!) bensì semplicemente per invitare quei pochi che non sanno chi è Alex Zanardi, di cercare e di ascoltare online le sue interviste: ne vale assolutamente la pena.
Chiudo questo editoriale riportando uno stralcio dell’intervista, poche righe che dovrebbero essere il mantra delle nostre giornate, un piccolo-grande aiuto per vedere la vita con occhi diversi.
Per provare a viverla con lo spirito di Alessandro Leone Zanardi, per tutti semplicemente Alex.
(Dopo l’incidente) “Mi sono tirato su le maniche e ho cominciato a lavorare con quello che avevo. Faccio sempre un esempio per spiegare la mi situazione post incidente: un tipo compra un bel quadro e decide di appenderlo in soggiorno per poterlo ammirare tutte le volte che vuole. Arriva a casa, prende il chiodo ma si accorge di non avere il martello. A questo punto ha due possibilità: non appende il quadro perché non ha il martello o s’ingegna e cerca qualcosa che possa aiutarlo a piantare il chiodo. Ecco, io ho fatto così: ho cercato e rovistato nella mia ‘cassetta degli attrezzi’ e ho fatto con quello che avevo a disposizione. È vero, non ho più le gambe, ma anche senza posso fare quello che voglio e anzi, posso fare anche delle cose che non avrei potuto fare, come ad esempio vincere le Olimpiadi!”





