(di Giorgio Pasetto)
Il mal di schiena rappresenta una delle problematiche muscolo-scheletriche più frequenti nel runner, soprattutto a livello del tratto lombare inferiore e della regione lombo-sacrale. In molti casi il dolore viene attribuito esclusivamente alla colonna vertebrale, ma l’esperienza clinica suggerisce che spesso siano coinvolte anche le articolazioni sacro-iliache, strutture fondamentali nella trasmissione delle forze tra arti inferiori e colonna.
Negli anni di osservazione clinica e trattamento di sportivi, ho maturato un’ipotesi biomeccanica secondo cui molte lombalgie del runner derivano da alterazioni funzionali che coinvolgono contemporaneamente:
- il giunto toraco-lombare (D12-L1);
- il tratto lombo-sacrale (L5-S1);
- il complesso sacro-iliaco.
Perché la corsa può favorire il mal di schiena?
A differenza di quanto si potrebbe pensare, la corsa non è un semplice movimento lineare. Durante ogni passo il corpo deve assorbire e trasferire forze considerevoli attraverso la colonna e il bacino.
Il gesto della corsa è caratterizzato da:
- migliaia di appoggi ripetuti;
- continue oscillazioni del bacino;
- rotazioni alternate del tronco;
- impatti ripetuti al suolo;
- lavoro asimmetrico degli arti inferiori.
Se uno dei segmenti coinvolti perde mobilità o stabilità, le strutture vicine sono costrette a compensare, aumentando il rischio di sovraccarico.
Il ruolo del giunto toraco-lombare
Il segmento D12-L1 rappresenta una zona di transizione biomeccanica tra rachide toracico e rachide lombare.
Questa regione funziona come un vero e proprio “snodo” che consente al tronco di adattarsi alle continue rotazioni fisiologiche della corsa.
Quando il giunto toraco-lombare diventa rigido o disfunzionale, il movimento viene trasferito in eccesso ai segmenti inferiori della colonna, in particolare a L4-L5 e L5-S1.
Le vertebre lombari sono progettate principalmente per:
- sostenere carichi compressivi;
- eseguire movimenti di flessione ed estensione;
- garantire stabilità.
Sono invece meno adatte a tollerare continue sollecitazioni torsionali e forze di taglio ripetute.

Il ruolo dell’articolazione sacro-iliaca
Nel runner l’articolazione sacro-iliaca riveste un’importanza fondamentale.
Le due articolazioni sacro-iliache collegano il sacro alle ossa iliache del bacino e hanno il compito di trasferire le forze provenienti dagli arti inferiori verso la colonna vertebrale.
Quando una sacro-iliaca perde mobilità oppure sviluppa una disfunzione meccanica, possono comparire:
- dolore lombare basso;
- dolore localizzato vicino alle fossette lombari;
- dolore gluteo monolaterale;
- rigidità mattutina;
- sensazione di gamba corta;
- fastidio durante la corsa in salita o nelle lunghe distanze.
Molti runner riferiscono dolore in regione lombare senza che gli esami strumentali evidenzino ernie o protrusioni significative. In questi casi la causa può essere ricercata proprio in una disfunzione biomeccanica.
Dalla disfunzione biomeccanica alla sofferenza discale
Quando il rachide lombare è costretto a compensare una rigidità toraco-lombare o una disfunzione sacro-iliaca, il disco intervertebrale può essere sottoposto a stress eccessivi.
Nel tempo si può osservare una progressione che generalmente attraversa quattro fasi:
1. Lombalgia funzionale
Dolore lombare intermittente legato a sovraccarico meccanico senza alterazioni strutturali significative.
2. Discopatia iniziale
Comparsa di sofferenza del disco intervertebrale con dolore più frequente dopo la corsa.
3. Protrusione discale
Deformazione progressiva del disco con possibile irritazione delle strutture nervose.
4. Ernia discale
Fuoriuscita del materiale discale con possibile comparsa di sciatalgia o cruralgia.
È importante sottolineare che non tutti i runner con mal di schiena sviluppano una patologia discale e che un corretto trattamento può rallentare o prevenire questa evoluzione.
Possibili approcci terapeutici
Ipotesi 1
Normalizzazione osteopatica di:
- D12-L1;
- L5-S1;
- articolazione sacro-iliaca.
Associata a:
- massoterapia decontratturante;
- tecarterapia;
- esercizi di mobilità del bacino.
Ipotesi 2
Riequilibrio biomeccanico globale associato a:
- massoterapia;
- tecarterapia;
- protocollo McKenzie o Active Back School;
- esercizi di Core Stability.
Ipotesi 3
Trattamento prioritario del giunto toraco-lombare e della sacro-iliaca senza interventi manipolativi diretti sulla zona dolorosa. Associato a:
- laserterapia;
- esercizi McKenzie o Active Back School;
- esercizi di stabilizzazione lombo-pelvica.
Questa ipotesi nasce dall’idea che il dolore lombare possa rappresentare una conseguenza adattativa di una disfunzione situata superiormente o inferiormente rispetto al punto in cui il paziente percepisce il dolore.
Ipotesi 4
Recupero della funzione del bacino e della sacro-iliaca associato a:
- esercizi di controllo neuromotorio;
- rinforzo dei glutei;
- Core Stability;
- progressivo ritorno alla corsa.
Come valutare una possibile disfunzione?
La valutazione clinica si basa principalmente su:
- osservazione posturale;
- test di mobilità del bacino;
- test dei pollici montanti;
- test di Gillet;
- palpazione funzionale delle articolazioni sacro-iliache;
- valutazione della lunghezza apparente degli arti inferiori.
Frequentemente la disfunzione si associa a:
- asimmetria del bacino;
- rigidità lombare;
- contrattura dei muscoli paravertebrali;
- tensione del piriforme;
- pseudo-discrepanza degli arti inferiori.
Obiettivo del trattamento
L’obiettivo principale non è semplicemente eliminare il dolore, ma identificare la causa biomeccanica che altera la corretta distribuzione delle forze durante la corsa.
La normalizzazione funzionale del sistema colonna-bacino può determinare:
- riduzione del dolore;
- miglioramento dell’efficienza della corsa;
- diminuzione delle recidive;
- recupero della mobilità;
- riduzione dell’infiammazione;
- prevenzione delle degenerazioni discali.
Considerazioni finali
Nel runner il dolore lombare non sempre nasce esclusivamente dalla colonna vertebrale. Spesso il problema coinvolge un sistema biomeccanico più ampio, nel quale il giunto toraco-lombare, il tratto lombo-sacrale e le articolazioni sacro-iliache lavorano in stretta relazione.
Per questo motivo un approccio terapeutico efficace dovrebbe considerare il corpo come un sistema integrato, evitando di focalizzarsi esclusivamente sul sintomo locale.
L’integrazione tra terapia manuale, riequilibrio biomeccanico, esercizio terapeutico e corretta gestione dei carichi di allenamento e il giusto riposo/sonno, rappresenta probabilmente la strategia più razionale per prevenire e trattare il mal di schiena nel runner.





