(di Giorgio Pasetto)
ll metodo McKenzie (Mechanical Diagnosis and Therapy – MDT), ideato dal fisioterapista neozelandese Robin McKenzie, è uno dei metodi più studiati e utilizzati al mondo per la valutazione e il trattamento del dolore vertebrale, in particolare di colonna lombare e cervicale.
I principi del metodo McKenzie
Il metodo si basa su quattro concetti fondamentali:
Valutazione meccanica
– Si osserva come il dolore cambia durante movimenti ripetuti e mantenuti.
– Non ci si limita alla diagnosi radiologica, ma si valuta la risposta del paziente al movimento.

Centralizzazione del dolore
– È il principio cardine.
– Se il dolore si sposta dalla gamba o dal braccio verso la schiena o il collo durante gli esercizi, è un segno prognostico favorevole.
– La periferizzazione (dolore che scende verso gli arti) indica invece che il movimento va modificato.
Autotrattamento
– Il paziente diventa protagonista della terapia.
– Gli esercizi sono semplici e ripetibili a casa più volte al giorno.
Prevenzione delle recidive
– Correzione della postura.
– Educazione ai movimenti quotidiani.
– Programma di mantenimento.
Il lavoro sulla lordosi lombare
Per McKenzie, nella maggior parte delle lombalgie di origine discale è fondamentale recuperare e mantenere la fisiologica lordosi lombare.
Perché?
La posizione seduta prolungata e la flessione continua:
– aumenta la pressione sul disco;
– favorisce la migrazione posteriore del nucleo polposo;
– può irritare le strutture nervose.
Al contrario, il recupero della lordosi:
– riduce la pressione posteriore sul disco;
– favorisce il rientro del materiale discale verso il centro;
– diminuisce la tensione sulle radici nervose;
– migliora il controllo posturale.
Gli esercizi classici
La progressione tipica comprende:

1. Correzione della postura seduta
– mantenere la lordosi fisiologica;
– usare eventualmente un supporto lombare;
– evitare di “crollare” sulla sedia.
2. Estensione in posizione prona
Il paziente rimane sdraiato sull’addome lasciando rilassare la colonna: serve a iniziare il recupero della lordosi.
3. Appoggio sugli avambracci (prone on elbows)
Si solleva il tronco mantenendo il bacino appoggiato e si aumenta gradualmente l’estensione.
4. Press-up (cobra)
È l’esercizio simbolo del McKenzie.
– mani sotto le spalle;
– estendere i gomiti;
– bacino sempre aderente al lettino;
– estendere solo quanto consentito dai sintomi.
Ripetizioni: 10 movimenti; ogni 2-3 ore nella fase acuta.
5. Estensione in piedi
Utile durante la giornata dopo essere rimasti seduti.
Il metodo è particolarmente indicato per:
– protrusioni discali;
– ernie contenute;
– sciatalgia meccanica;
– lombalgia meccanica;
– dolore che migliora con l’estensione;
– pazienti con fenomeno di centralizzazione.
Quando l’estensione va evitata
Non tutti i pazienti devono lavorare in estensione. Ad esempio in presenza di:
– stenosi lombare;
– spondilolistesi sintomatica;
– alcune artrosi avanzate;
– pazienti che periferizzano con l’estensione.
In questi casi si utilizzano strategie diverse, spesso basate su movimenti in flessione o in altre direzioni.
Le evidenze scientifiche
Le linee guida internazionali considerano il metodo McKenzie un approccio efficace soprattutto nei pazienti selezionati attraverso la valutazione meccanica di un professionista. I benefici più documentati riguardano:
– riduzione del dolore;
– miglioramento della funzione;
– diminuzione della disabilità;
– riduzione delle recidive grazie all’autogestione.

L’efficacia è maggiore nei pazienti che presentano il fenomeno della centralizzazione, considerato uno dei migliori indicatori prognostici.
In sintesi
Il metodo McKenzie non è una semplice serie di esercizi, ma un sistema di valutazione e trattamento basato sulla risposta individuale al movimento. Il recupero della lordosi lombare fisiologica rappresenta uno degli elementi chiave nelle lombalgie di origine meccanica, perché contribuisce a ridurre il carico sul disco intervertebrale, favorisce la centralizzazione del dolore e restituisce alla colonna un assetto biomeccanico più efficiente. L’obiettivo finale è rendere il paziente autonomo nel controllo dei sintomi e nella prevenzione delle ricadute.





