Interviste

Martina Mazzieri: “Dossobuono è casa mia, qui la passione non invecchia mai”

01 Maggio 2026 · 8:00

(di Alberto Cristani)

Martina Mazzieri è una delle colonne dell’Olimpica Dossobuono pallamano. Capitano, leader silenziosa ma riconosciuta da compagne e società, racconta un percorso lungo dieci anni, vissuto tra crescita personale, cambi di categoria, difficoltà superate e soddisfazioni importanti. Un cammino che, partito quasi per caso, è diventato una seconda casa.

Martina, dieci anni a Dossobuono: sembra ieri, vero? Ti aspettavi di mettere radici così profonde?
Guarda, se ci penso mi vengono i brividi. Quando sono arrivata ero nel mio primo anno a Dossobuono, un arrivo quasi fortuito. Non avrei mai immaginato che questo ambiente diventasse la mia seconda casa. Dieci anni sono una vita sportiva, e i cinque trascorsi con la fascia da capitano al braccio mi rendono orgogliosa e felice. Certo, non è stata una linea retta: ci sono stati alti e bassi, momenti di euforia e delusioni cocenti, ma fa parte del gioco. Proprio come nella vita, si cade e ci si rialza, e ogni ferita ti insegna qualcosa di nuovo.

Ne avete passate davvero tante: promozioni in A1, la realtà della A2, lo stop del Covid. Come siete riuscite a mantenere sempre viva l’identità del club?
È stato un percorso intenso, a tratti una montagna russa. Quando sono arrivata eravamo in A1, fresche di promozione. Abbiamo vissuto tre anni di crescita costante, poi il ritorno in A2, non per demeriti tecnici, ma per sostenibilità economica: la massima serie richiede sforzi enormi. Poi è arrivato il Covid, che ha bloccato il mondo, e per noi ha significato altri tre anni di ‘purgatorio’. Eppure, non abbiamo mai mollato. Siamo tornate in A1, ci siamo salvate, e dopo un’annata di transizione, eccoci qui: di nuovo in vetta, a un soffio dalla possibilità di giocarci il grande salto. Siamo una società resiliente.

Parliamo del presente: il primo posto nella regular season è ormai in cassaforte. Qual è il segreto di questo campionato?
Siamo prime, sì, e aver centrato le finali con diverse giornate di anticipo ci dà tanta serenità. Il derby con la Leonessa Brescia è sempre una battaglia psicologica. All’andata abbiamo vinto bene, ma al ritorno abbiamo sofferto: ci mancava Laura Zanetti, una compagna fondamentale, e abbiamo dovuto stringere i denti. Però, è emersa la forza del gruppo: chi finora aveva trovato meno spazio ha risposto presente, prendendosi responsabilità pesanti. Quel pareggio all’ultimo secondo è stato un segnale: non siamo solo forti, siamo una squadra vera, compatta, capace di soffrire insieme fino al fischio finale.

Com’è cambiato lo spogliatoio rispetto a quando sei arrivata a Dossobuono?
È cambiato tutto. All’inizio eravamo quasi solo ragazze del posto, un gruppo molto omogeneo e fatto in casa. Poi le esigenze di vita cambiano, le ragazze crescono e abbiamo dovuto ricostruire quasi da zero il settore giovanile. Oggi siamo un mix perfetto: da una parte l’esperienza delle ‘veterane’, dall’altra l’energia delle giovanissime. Vedere queste ragazze che si allenano con noi in prima squadra, che crescono tecnicamente e umanamente, mi riempie di gioia. Sono il futuro della pallamano qui a Dossobuono”.

OLIMPICA DOSSOBUONO, CON BRESCIA PAREGGIO CHE CERTIFICA IL PRIMATO

Da capitano, come vivi questo peso? È difficile fare da collante?
È un carico di responsabilità importante, non ti nascondo che spesso la sera arrivo a casa stanca morta per questo. Però ho la fortuna di essere in una società sana. Quando emergono problemi, non si scappa: ci si siede, si parla, ci si confronta apertamente. La comunicazione chiara è la nostra arma segreta. Essere il punto di riferimento per l’allenatore, le compagne e la società è un privilegio, ma lo faccio volentieri perché so di poter contare su un ambiente che rispetta le persone prima ancora che le atlete.

Tra meno di un mese si entra nel vivo dei playoff. Che aria si respira?
Sarà un altro campionato, un mondo a parte. Non conosciamo bene tutte le avversarie che arriveranno dagli altri gironi, quindi sarà una scoperta continua. Sappiamo che sarà dura, che il livello si alzerà, ma è proprio questo il bello. Alla fine, il campo è l’unico giudice: lì non contano le chiacchiere, conta chi ha lavorato meglio. Noi ci stiamo preparando per dare non il 100, ma il 120 per cento.

Ogni tanto, conciliare lavoro, vita privata e sport ti mette a dura prova. Cosa ti fa dire ‘anche oggi, vado in palestra’?
Ti dico la verità: durante la settimana, tra il lavoro e gli impegni, la stanchezza si sente tutta, fisicamente e mentalmente. Però, quando arriva il sabato, quando sento il fischio dell’arbitro, ogni fatica svanisce. Mi rendo conto di essere esattamente dove voglio essere. Gli acciacchi pesano, certo, il fisico non è più quello dei vent’anni, ma la passione è rimasta identica. Fino a quando avrò questo fuoco dentro, fino a quando sentirò questo brivido prima della partita, non riuscirò a smettere. Lo sport mi ha formato, mi ha resa la donna che sono oggi e, finché il corpo regge, voglio continuare a regalargli il meglio di me,

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