Calcio, Interviste

Mondiali, Italia e Bagnoli: il calcio di ieri e di oggi visti da Antonio Di Gennaro

24 Luglio 2026 · 16:55

(di Alberto Cristani)

Antonio Di Gennaro, campione d’Italia con l’Hellas Verona e oggi voce autorevole del calcio in tv e nelle emittenti locali, analizza i Mondiali appena conclusi e riflette sul futuro della Nazionale e dell’Hellas.
Nella conversazione non manca un ricordo affettuoso di Osvaldo Bagnoli, il tecnico che lo ha trasformato da “scarto” a protagonista in maglia gialloblù.
fino all’episodio dello zoccolo nello spogliatoio di Torino, diventato parte della memoria del calcio italiano. E, dopo 41 anni, mette la firma sull’episodio dello zoccolo nello spogliatoio di Torino.

Antonio, cosa ne dici di questi Mondiali? Ti sono piaciuti?
Direi di sì. Dagli ottavi in poi si è visto finalmente qualcosa di interessante. Prima le partite non sono state di grande qualità, ma era prevedibile. Ha vinto con merito la Spagna, una squadra partita piano ma che poi ha saputo imporre il proprio gioco. Devo essere sincero: la vittoria degli spagnoli è assolutamente meritata.

Quali squadre ti hanno deluso e quali invece sono state delle piacevoli sorprese?
Le delusioni principali sono Germania e Olanda: mi aspettavo molto di più e invece hanno clamorosamente fallito. Mi ha deluso anche il Brasile, ma lì il discorso è diverso: è una squadra con pochi talenti, colpita da infortuni pesanti. Carlo Ancelotti ha dovuto fare miracoli. Adesso il Brasile dovrà rifondare e ripartire, non da zero ma quasi.
In positivo mi ha sorpreso la Norvegia, che avevo già inserito tra le possibili rivelazioni. Bene anche Francia, Inghilterra e Belgio, che era partito male ma poi si è ripreso. Direi che, in generale, i valori in campo sono stati abbastanza rispettati.

E l’Argentina finalista?
L’Argentina è arrivata in finale probabilmente stanca. Ha avuto un girone di qualificazione più semplice, ma si è presentata all’ultimo atto un po’ scarica. Contro la Spagna, poi, è sempre difficile giocare: ha fatto il suo, però non era nelle condizioni ideali per vincere.

Di Messi cosa mi dici?
Messi è un talento straordinario: a 39 anni basta vedere come si tiene. È stato il protagonista di questi Mondiali. In finale non ha praticamente toccato palla perché il gioco della Spagna gli ha tolto i rifornimenti, però un Messi così è ancora un piacere da vedere e ha fatto la differenza lungo tutto il torneo.

A livello ‘spettacolo’ ti è piaciuto il mondiale americano?
Oddio, sappiamo come sono gli americani: loro hanno sempre bisogno di eccedere e questo si è un po’ riversato anche sul mondiale: la pausa di quasi mezzora tra il primo e il secondo tempo della finale e l’hydation break sono gli esempi più eclatanti. A parte questo direi bene. Certo, se Infantino, vorrà portare il mondiale a 64 squadre il rischio è che il livello si abbassi e che si ‘spremano’ ulteriormente i giocatori. Sinceramente spererei che la formula restasse così com’è: 48 squadre sono già un bel numero…

L’Italia mancava a questi Mondiali. Ora si lavora per tornare al prossimo appuntamento. Come giudichi l’arrivo di Malagò alla presidenza e di Leonardo e Maldini nell’area tecnica?
Sono arrivate figure molto competenti. Leonardo e Maldini sono due grandi conoscitori di calcio e finalmente Malagò ha avuto il coraggio di puntare su uomini di calcio per rilanciare l’azzurro. Ora bisognerà capire chi sarà l’allenatore. I nomi li leggiamo tutti: se arrivasse Guardiola sarebbe la scelta perfetta per come interpreta il calcio, sarebbe un grande acquisto per l’Italia (di oggi la notizia del ‘no’ di Guardiola alla guida degli Azzurri n.d.r). Pirlo sarebbe un’alternativa interessante, sebbene non abbia un grande curriculum. Questo però conta relativamente: de la Fuente della Spagna ne è l’esempio. Poi ci sono Conte, Mancini, è stato contattato Ancelotti; insomma si sta cercando un allenatore top che possa iniziare già da subito a portare risultato e con una progettualità a medio-lungo termine. E questo è un segnale positivo.

La riconferma di Silvio Baldini non poteva essere un’opzione valida?
Per me Silvio Baldini sarebbe stato una scelta validissima. È un grande conoscitore di calcio, un innovatore sotto molti aspetti, con una straordinaria capacità di valorizzare i giovani: esattamente ciò che serve oggi al nostro movimento. Probabilmente non è stato scelto perché alcune sue esternazioni lo hanno fatto entrare nella lista delle persone “scomode”. È un peccato, ci sarebbe stato molto bene.

A proposito di allenatori speciali, venerdì abbiamo Osvaldo Bagnoli. Che cosa ha rappresentato per te?
Il mister per me è stato fondamentale. Mi ha dato la possibilità di rilanciarmi: sono stato con lui sette anni splendidi. Eravamo “scarti”, come ci chiamavano tutti, e lui ci ha trasformato in giocatori completi, ci ha fatto vincere e arrivare in Nazionale. A Bagnoli devo tutto, non solo a livello sportivo ma anche umano: mi ha realmente aiutato a crescere come persona. In questi giorni si è detto tanto, si è scritto tanto. Difficile dire qualcosa in più…

Un grande allenatore e un uomo essenziale…
Si, lui parlava poco perché non gli servivano troppe parole per farsi capire. Bastava uno sguardo, una frase al momento giusto e tutti sapevamo cosa voleva e cosa dovevamo fare. Ciò che ha raccontato Briegel dice tutto: la sera prima della sfida col Napoli (prima giornata del campionato 1984/1985 culminato con la vittoria dello scudetto n.d.r.) il mister andò da lui e gli disse: “Tu domani…Maradona”. E se ne andò senza aggiungere altro. Briegel non disse nulla. Poi sappiamo tutti come andò la partita (Verona vinse 3-1, Briegel segnò il primo gol e Maradona non toccò palla per tutta la partita n.d.r.).

Antonio, parliamo un po’ dell’Hellas: che campionato dovrà affrontare?
Non sarà una stagione facile. La retrocessione è stata un brutto colpo. Credo che l’obiettivo sia quello di tornare in A subito. Il campionato di serie B non è facile, servirà attenzione, grinta, qualità e continuità. Il ritorno di Baroni è un buon segnale: lui è un tecnico preparato che conosce molto bene la categoria. La squadra, poi, mi sembra buona. Detto ciò, ritornare in A subito è importante, poi però serve programmazione per restarci. E qui mi fermo perché non conosco il progamma della società…

Senza fare paragoni scomodi, non ti sembra che Baroni ricordi, sotto alcuni punti di vista, Bagnoli?
Si, hai ragione, un po’ lo ricorda. Carattere un po’ schivo, poche parole, pochi sorrisi ma anche una grande attenzione all’aspetto umano e alle persone. Per questo sono convinto che la scelta di puntare ancora su di lui sia la scelta giusta per ritornare in A.

Antonio ma alla fine, chi ruppe il vetro dello spogliatoio di Torino con lo zoccolo?
(Nella sfida di Coppa dei Campioni del 6 novembre 1985 tra Juventus e Verona, conclusa con la sconfitta degli scaligeri, la tensione esplose nel post‑gara, dopo una direzione arbitrale ritenuta fortemente penalizzante dalla squadra di Osvaldo Bagnoli. Negli spogliatoi, il clima incandescente degenerò quando un giocatore del Verona, con uno zoccolo, colpì e ruppe un vetro, provocando l’intervento dei carabinieri. A quel punto Bagnoli si pose fisicamente davanti ai suoi uomini, a loro difesa, e disse: “I ladri sono nell’altro spogliatoio” n.d.r.)
Beh, sono passati quasi 41 anni… Credo sia andato tutto in prescrizione (ride n.d.r.). Quello zoccolo lo lanciai io e mi tagliai pura la mano! La frase “I ladri sono nell’altro spogliatoio” è entrata nella memoria del calcio italiano, in ricordo di un calcio che non c’è più e di Osvaldo Bagnoli, un uomo che non verrà mai dimenticato.

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