(di Alberto Cristani)
Mattia Cordioli, veronese di Cavalcaselle, classe 1992, è un giocatore della Nazionale italiana di sitting volley. SportdiPiù Magazine ha già avuto il piacere di intervistarlo, conoscerlo e seguirlo nelle sue imprese sportive. A distanza di qualche mese, oggi lo ritroviamo in un momento della sua vita particolarmente impegnativo.

Volendo usare il gergo sportivo, oggi Mattia sta recuperando da un infortunio che lo sta tenendo, e lo terrà ancora per un po’ – lontano dal campo da gioco. Una sfida tosta, che Mattia sta affrontando con la solita grinta e con il suo innato spirito combattivo.
Mattia, dovevamo sentirci da un po’, ma ‘qualcosa’ è accaduto negli ultimi mesi…
Già, è stato un periodo complesso, intenso e per certi aspetti anche molto duro. Da inizio anno ho dovuto interrompere l’attività sportiva per concentrarmi completamente sulla mia salute. Il 14 gennaio, giorno del mio compleanno, ho subito un intervento chirurgico per la rimozione di uno dei miei due reni malati. Successivamente, il 18 febbraio, ho affrontato il trapianto di rene, un passaggio fondamentale del mio percorso.
Dopo il trapianto hai avuto anche una complicanza…
Sì, purtroppo dopo cinque giorni dall’intervento ho avuto un infarto da stress. È stato causato da un insieme di fattori: il dolore molto intenso nei giorni successivi all’operazione, i farmaci post-trapianto e le condizioni fisiche generali. Avevo perso circa 9 chili in 36 ore, principalmente liquidi accumulati. Fortunatamente mi è stato confermato che si è trattato di un episodio legato a fattori esterni e non a una patologia cardiaca. Questo mi ha rassicurato molto, perché non lascia conseguenze a lungo termine.
Questo significa che potrai tornare a giocare a sitting senza limitazioni?
Dal punto di vista cardiologico sì, non ho limitazioni. Tuttavia, il percorso post-trapianto richiede una ripresa molto graduale, controllata e attenta. Non si può forzare. Il mio obiettivo è tornare a giocare, ma senza mettere a rischio ciò che ho appena conquistato. Serve pazienza.
Quanto ti aiuta mentalmente il pensiero di tornare a giocare a sitting volley?
Mi aiuta molto, ma è diverso rispetto a un ‘classico’ infortunio. In questo caso sapevo che prima o poi sarebbe arrivato questo momento; quindi, ho avuto il tempo di prepararmi mentalmente e fisicamente. Certo, vedere i compagni giocare, le convocazioni, le partite, fa male. Però il pensiero del ritorno è uno stimolo importante, che però devo gestire con razionalità.
C’è anche un senso di responsabilità verso chi ti ha donato il rene.
Assolutamente sì. Ho ricevuto un dono enorme, qualcosa che non è scontato. Questo comporta una responsabilità nelle scelte quotidiane. Devo vivere al meglio, ma anche con rispetto e consapevolezza, senza fare passi azzardati.
Possiamo citare la persona che ha fatto questo gesto?
R: Sì, si chiama Alessandra. Non cito il cognome per rispetto della privacy, ma è giusto riconoscere pubblicamente quello che ha fatto per me. È un gesto straordinario, che mi ha cambiato la vita.
Quanto è importante parlare di donazione, soprattutto con i giovani?
È fondamentale. C’è ancora poca informazione su questo tema. Molti hanno paura semplicemente perché non conoscono il percorso. In realtà è un sistema estremamente controllato, con verifiche mediche, psicologiche e legali molto rigorose. Non è qualcosa che si improvvisa. Informarsi è il primo passo per superare diffidenze e pregiudizi.
Hai vissuto anche la dialisi. Che esperienza è stata?
È stata molto impegnativa. Io l’ho fatta solo per un mese, ma per molte persone dura anni. È fondamentale per vivere, ma è pesante sia fisicamente che mentalmente. Devi passare diverse ore, più volte a settimana, collegato a una macchina. Ti cambia completamente la routine e la qualità della vita.
Come stai vivendo oggi la quotidianità?
Sto tornando gradualmente a una vita normale, ma con tante attenzioni. Le difese immunitarie sono basse a causa dei farmaci antirigetto; quindi, devo stare molto attento alle infezioni, evitare contatti rischiosi e usare precauzioni come la mascherina in certi contesti. È una nuova normalità, fatta di equilibrio.
Che messaggio vuoi dare a chi sta affrontando situazioni simili?
Di affrontare tutto un passo alla volta. Non bisogna farsi sopraffare da quello che potrebbe succedere, ma concentrarsi sul presente. Io ho sempre cercato di mantenere interessi, abitudini e attività che mi aiutassero a non vivere solo nella malattia. Non è facile, ma è fondamentale per andare avanti.
E a chi potrebbe scegliere di donare?
Informatevi da fonti affidabili. La paura nasce spesso dalla disinformazione. Il sistema dei trapianti è sicuro e regolato. Un semplice gesto può davvero salvare o migliorare la vita di un’altra persona in modo concreto.
Quanto è vicino il ritorno in campo?
Diciamo che è l’obiettivo. Sto lavorando per arrivarci nel modo giusto. Nel frattempo, continuo a impegnarmi nel mondo del sitting volley, soprattutto nella promozione e nell’organizzazione. Non sono in campo da giocatore, ma continuo a dare il mio contributo. Anche così mi tengo in allenamento e, anche se a piccole dosi, torno a respirare aria… sportiva!





