(di Alberto Cristani)
Davide Ghiotto è uno dei simboli della resilienza sportiva italiana. A Milano-Cortina 2026 ha vissuto l’abisso e l’apice nel giro di pochi giorni: la delusione nei 10.000 metri, la sua distanza prediletta, e poi la straordinaria rimonta emotiva culminata con la medaglia d’oro nel Team Pursuit.
Un trionfo costruito su mentalità, leadership e spirito di squadra, davanti al pubblico di casa.
Un’esperienza culminata con la serata di chiusura Giochi Olimpici in Arena di Verona, durante la quale Davide ha avuto l’onore di essere il portabandiera dell’Italia insieme a Lisa Vittozzi

Davide, prima di parlare dei momenti da ricordare, dimmi, onestamente: cosa hai pensato al termine della gara dei 10.000 metri?
È stato il momento più basso della mia carriera. Non tanto per la posizione finale, quanto per come è maturata la gara. Arrivavo da tre titoli mondiali sulla distanza e dal record mondiale: volevo confermarmi. Dopo il primo giro ho capito che non ero quello delle altre volte. Quando le gambe non rispondono, parte la testa: inizi a pensare troppo e perdi lucidità. Negli ultimi giri, poi, è stata durissima: sentivo il pubblico, che di solito mi carica, ma in quel momento mi pesava. Mi sembrava di deludere chi era venuto a sostenermi. Ho fatto fatica persino a tagliare il traguardo…
Come sei riuscito a ritrovare concentrazione e fiducia per andare poi a vincere l’oro nel Team Pursuit?
In realtà è stato più semplice di quanto sembri: ogni gara appartiene al passato. Vale per un record del mondo come per una prestazione negativa. Il giorno dopo ero già in bici ad allenarmi, come sempre. Ho archiviato i 10.000 e mi sono concentrato sulla gara a squadre. Anche per rispetto dei miei compagni: nel Team Pursuit bisogna funzionare all’unisono. Non potevo permettermi di trasmettere insicurezza. Abbiamo lavorato tanto negli ultimi anni su questa specialità e sapevamo di avere il potenziale per una medaglia.
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Non partivate però favoriti; questo vi ha dato qualcosa in più a livello di motivazione?
Sì. Gli Stati Uniti erano indicati come favoriti e avevano più da perdere. Noi sapevamo di poter fare bene: i tempi fatti agli Europei e in allenamento erano incoraggianti. Il nostro mantra era semplice: non inventiamoci nulla, facciamo ciò che sappiamo fare. Spingere forte, restare regolari, essere compatti. Quando abbiamo centrato la finale eravamo già consapevoli di avere una medaglia. Questo ci ha liberati mentalmente. In finale siamo scesi in pista rilassati, determinati e affamati. E abbiamo conquistato l’oro.
Cosa ha significato gareggiare e vincere in Italia, nel tuo Veneto?
È stato diverso da tutto. In Asia avevo vissuto l’emozione olimpica, ma con il fuso orario e meno impatto mediatico. Qui sentivo il Paese intero coinvolto. Anche persone che non seguivano il pattinaggio mi hanno fermato per strada per raccontarmi come hanno vissuto la gara. Siamo uno sport di nicchia, ma per qualche giorno abbiamo regalato emozioni a tantissime persone. Questo mi rende orgoglioso.
Milano Cortina 2026 è stata una olimpiade davvero spettacolare; secondo te potrà essere uno per i giovani a provare nuove discipline?
Lo capiremo tra qualche anno. Le Olimpiadi di Torino 2006 hanno dato slancio a molti sport invernali. Spero che accada lo stesso ora. Il pattinaggio è uno sport oggettivo, deciso dal cronometro: vince chi va più forte. È sano, genuino, educativo. Se più ragazzi si avvicineranno a questo mondo, avremo vinto qualcosa che va oltre la medaglia.
Detto della medaglia, quanto è stato emozionante portare il tricolore in Arena di Verona?
Quasi più difficile che gareggiare. Non siamo abituati, io in particolare, ad un’esposizione mediatica così forte. Essere davanti a tanti campioni e rappresentare l’Italia è stato un onore enorme. Ero emozionato, ma felice. Ho cercato di viverlo con leggerezza, per gestire la tensione. E’ stata una grande festa. Inoltre ‘condividere’ il tricolore con una campionessa come Lisa Vittozzi è stata la classica ciliegina sulla torta. Incredibile e indimenticabile!
Che voto dai a Milano-Cortina 2026?
Per lo speed skating direi 10 su 10. Il palazzetto pieno, il calore del pubblico, l’organizzazione impeccabile. I volontari sono stati straordinari, sempre gentili e disponibili. Al villaggio olimpico ho trovato comfort e attenzione ai dettagli. Da atleta italiano, vivere e vincere un’Olimpiade in casa è qualcosa di indescrivibile. È stata un’esperienza che porterò con me per sempre.





