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Davide Ghiotto: aspettando Milano Cortina tra podi, fatica e sogni olimpici

30 Ottobre 2025 · 8:12

(di Alberto Cristani)
Davide Ghiotto, vicentino classe ’93, atleta delle Fiamme Gialle, è diventato negli ultimi anni uno dei volti del pattinaggio di velocità italiano. Dopo il bronzo nei 10.000 a Pechino 2022 e il recente record del mondo sulla distanza, Ghiotto si prepara verso le Olimpiadi di casa con un mix di grinta, serenità e tensione (positiva) crescente. In questa intervista esclusiva Davide si racconta ai lettori di SportdiPiù Magazine.

Davide, siamo praticamente in clima olimpiadi: senti già il ‘profumo’ di Milano Cortina?
Decisamente! C’è un’atmosfera speciale: il fatto di poter gareggiare in casa mette addosso una carica pazzesca, ma anche una responsabilità extra. Già negli allenamenti si respira qualcosa di diverso. Mille dettagli a cui pensare, mesi lunghi che sembrano non passare mai… quest’anno ogni stagione di raduni, ogni sessione in pista ha il sapore dell’attesa. La pressione? Alle stelle, ma per fortuna ci sono abituato: dopo il bronzo di Pechino tutti si aspettano qualcosa in più, e io stesso ho in testa solo quello, migliorare.

Difendere quella medaglia… senti più carica o più paura?
Beh, un po’ tutte e due! C’è chi pensa “ormai hai già fatto il tuo”, invece ti senti addosso ancora più responsabilità, è tutto raddoppiato. Ma è anche questo che ti fa restare concentrato, con la testa nel ghiaccio e nel cronometro. A me piace così, le sfide mi servono. Non puoi mai sederti sugli allori perché per tener fede alle aspettative devi dare il 110%. L’asticella va sempre alzata… e la benzina sono proprio queste emozioni.

Hai detto che la vera sfida è col cronometro più che con gli avversari. Spiegaci perché è così speciale il tuo sport.
Pattinare sui 10.000, ti assicuro, è tostissimo. Devi conoscere alla perfezione i tuoi limiti, capire giro per giro quanto spingere. Quando sei lì a girare, ogni pensiero negativo va lasciato fuori dalla pista perché bastano due chilometri fatti male e butti via settimane di preparazione. Quello che mi piace è che, alla fine, il verdetto è oggettivo: il tempo non mente. È una lotta con te stesso. Quando poi i risultati arrivano—come il bronzo olimpico o il record del mondo—realizzi quanto servono testa, cuore e, diciamolo, una buona dose di sofferenza!

Com’è nata la tua “malattia” per il ghiaccio?
Ho iniziato prestissimo, tipo a sei anni, ma sulle rotelle. Solo attorno ai vent’anni ho detto: “voglio vedere se riesco a trasformare la passione in qualcosa di grande”. E il pattinaggio su ghiaccio era quello che, secondo me, poteva darmi di più, anche come possibilità olimpiche. Ho studiato filosofia apposta, così riuscivo ad allenarmi, lavorare sulla testa—che è fondamentale—e tenermi una via di fuga per dopo.

Cosa ami di più? Allenamento, gara o…? E c’è mai un giorno in cui diresti “oggi basta”?
Allora, la gara ha quell’adrenalina unica, ma il vero lavoro lo fai in allenamento, tra palestra, bici, raduni all’estero e quei pomeriggi in cui ti chiedi chi te l’ha fatto fare… ma poi, ogni stagione, mi accorgo che la voglia ce l’ho ancora tutta! Ammetto però che ci sono giorni in cui la motivazione la devi andare a cercare col lanternino. Ma fa parte del gioco. L’importante è porsi obiettivi nuovi ogni volta, anche quando certe prove non vanno come vorresti. Per me la soddisfazione più grande non è solo il podio, ma il migliorarsi di continuo, il piccolo step in più che magari vedi solo tu.

Quindi, si può essere felici anche se non si va a medaglia?
Lo dico sempre: è già un traguardo qualificarsi. Parliamo spesso solo di chi vince ma la verità è che per noi, spesso, il vero successo è aver abbassato il proprio tempo, aver dato tutto quello che c’era da dare. Pensate che su cento atleti solo pochissimi si qualificano alle Olimpiadi, e per alcune gare ne mandano due o tre per nazione. A me piace il parallelo con la nuotatrice che al mondiale era contenta anche per un quarto posto… chi conosce il nostro mondo lo capisce! Il bello dello sport è anche godersi il percorso.

Qual è stato il periodo più difficile che hai dovuto attraversare?
Il periodo più difficile della mia carriera è stato quello dell’infortunio, quando c’era il rischio di non poter tornare più in pista e di non essere come prima. In realtà, a volte le complicanze sembrano peggiori di ciò che poi realmente accade. Ho vissuto momenti intensi, dovendo mantenere una famiglia e affrontare alti e bassi in pista: non sempre va come vorresti, capitano giorni in cui ti senti stanco o non riesci a ottenere risultati, e magari la tua squadra è più forte ma qualcosa non funziona. Queste difficoltà fanno parte dell’esperienza: quello che conta è trovare un equilibrio e ricordare che dietro ai numeri ci sono le persone. Ci sono giorni di grande motivazione, altri di sconfitte e frustrazioni, ma ogni gara insegna qualcosa. Le vittorie sono rare, le sconfitte frequenti, ma vanno analizzate e accettate, soprattutto imparando dagli errori. Ogni volta si cerca di migliorare, limitando gli sbagli e provando a fare meglio domani.

La tecnologia ha rivoluzionato anche i tuoi pattini, vero?
Eccome! Oggi abbiamo scarpe in carbonio, lame “clap” che si staccano dal tallone, tute aerodinamiche in materiale che sembra una muta da sub… Tutto fatto su misura, tutto per guadagnare anche solo un centesimo! Può sembrare una follia a chi sta fuori, ma davvero sono dettagli che cambiano la gara. E non manca mai il tocco personale, tipo le decorazioni sulla scarpa: ognuno ci mette qualcosa di suo, dalle iniziali dei figli al logo portafortuna.

Quando metti da parte ghiaccio e gare, chi è Davide Ghiotto?
Fuori dalla pista sono ‘solo’ papà di due cuccioli, marito e, appena posso, ciclista per hobby. Mi piace la bici perché mi tiene in allenamento e mi rilassa, anche se finisce spesso che il relax si trasforma in qualche “gara” improvvisata con gli amici! Scherzi a parte, cerco di recuperare tutto il tempo che la stagione mi porta via, stando con la famiglia e facendo le cose semplici di tutti i giorni.

Guardando avanti, cosa sogni per Milano Cortina? E quale impatto sogni per lo sport veneto e nazionale?
Milano Cortina può essere una bomba. Finalmente le luci saranno puntate anche sugli sport “minori”, e tanti ragazzini potranno scoprirci, magari appassionarsi dopo averci visti in TV o dal vivo. Spero davvero che le Olimpiadi stimolino investimenti, strutture migliori e facciano venire voglia a tanti di buttarsi in questa avventura, anche solo per gioco. Io nel 2006 avevo l’età giusta per farmi ispirare da Torino: oggi sogno che accada lo stesso a centinaia di bambini.

Davide che aspettative hai, realisticamente, per il grande appuntamento? E quanta scaramanzia c’è alla vigilia dei Giochi?
Gli obiettivi sono chiari, ma la scaramanzia resta d’obbligo… Inseguiamo tre medaglie, magari anche solo una, ma quello che conta è arrivare nelle settimane delle gare al massimo. Lavorerò per essere protagonista insieme alla squadra, su tutte le distanze, ma sarà importante “vivere” ogni attimo. Alla fine, tutto si gioca su un giorno solo e la cosa più bella sarà goderselo, a prescindere dal risultato, che sia podio, record o solo un altro piccolo passo avanti.

Infine, un consiglio per i giovani?
Uno su tutti: se fate sport, fatelo bene, concentrandovi al massimo. È chiaro che non tutti devono diventare campioni del mondo o professionisti. Spesso si inizia a fare sport solo per il gusto di divertirsi e stare con gli amici. A volte si pensa che sia tempo perso, invece è bello riuscire a dedicarsi con passione a ciò che si fa, cercando sempre di dare il massimo. Capita spesso che, da un’attività iniziata per gioco, emergano delle qualità nascoste e nuove possibilità: può accadere che la vita di un ragazzo cambi grazie allo sport, portandolo su una strada positiva. Molti sportivi sono partiti così, solo per praticare uno sport e alla fine hanno scoperto dentro di sé una scintilla in più. Quella scintilla va coltivata negli anni, giorno dopo giorno, così da potersi dedicare con passione anche a nuovi progetti e obiettivi, dentro e fuori dallo sport.

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