(di Alberto Cristani)
Nell’elegante cornice dell’ufficio di Largo De Bosis, nel cuore di Roma, SportdiPiù Magazine ha avuto l’onore di incontrare in esclusiva Luciano Buonfiglio, dallo scorso 25 giugno presidente del CONI Nazionale.
Un dialogo approfondito e sincero, che ha toccato i temi centrali del futuro dello sport italiano: dalla valorizzazione delle federazioni alla promozione dei giovani talenti, dal ruolo delle istituzioni alla visione olimpica che guiderà il cammino del movimento sportivo nei prossimi anni.
Presidente Buonfiglio, come descriverebbe lo stato attuale dello sport in Italia e quali sono le priorità principali per rafforzare la pratica sportiva a livello nazionale?
I risultati di prestigio ottenuti in campo internazionale rappresentano il metro di riferimento più attendibile per valutare l’attuale stato di salute del movimento. Siamo orgogliosi del livello di competitività evidenziato a livello multidisciplinare. È la testimonianza del lavoro portato avanti, che ci stiamo impegnando a consolidare in modo sinergico. Vogliamo ottimizzare, canalizzare gli sforzi, rendere sempre più osmotico il rapporto tra gli organismi sportivi e il CONI, anche attraverso l’Istituto di Medicina e Scienza dello Sport. È la strada per rafforzare i contenuti dell’azione congiunta, dando profondità alle ambizioni collettive.

A pochi mesi dalle Olimpiadi Milano Cortina 2026, quali sono le sfide più importanti che il CONI sta affrontando?
Far convergere ogni energia nella valorizzazione della spedizione tricolore ai Giochi. Sarà la quarta edizione olimpica di sempre ospitata nel nostro Paese, vivremo sicuramente un’esperienza indimenticabile grazie al talento delle atlete e degli atleti, alle capacità dei tecnici e dei dirigenti che li supporteranno. La Preparazione Olimpica del CONI sta coordinando ogni azione necessaria con FISI e FISG per creare le condizioni migliori affinché si raggiungano gli obiettivi prefissati.
La dimensione sociale dei Giochi è sempre più centrale: quali iniziative pensa possano lasciare un’eredità duratura nella nostra società dopo le Olimpiadi di Milano Cortina?
Un modello ispirazionale per le nuove generazioni, grazie alla centralità delle logiche sostenibili declinate nei vari ambiti. Senza dimenticare gli aspetti legati alla legacy, anche immateriale, e all’uguaglianza di genere. Pilastri delle politiche programmatiche del CIO, mutuati grazie all’Agenda 2020 e 2020+5 e resi nevralgici nell’approccio al concept dei Giochi. Un cambio di paradigma che impreziosisce i contenuti storici, legati alla magìa intrinseca dei Giochi.
La sua elezione ha di fatto segnato la fine di un lungo ciclo presieduto da Giovanni Malagò: quali sono, secondo lei, i punti di continuità e le differenze principali tra il suo approccio e quello del suo predecessore?
Sono all’inizio di un percorso, consapevole di ciò che ho ereditato e di quello che è stato il CONI sotto la guida di Giovanni Malagò. L’obiettivo non è cambiare, ma evolvere. Dobbiamo essere protagonisti di un processo che porti a sviluppare e a consolidare le qualità emerse, oltre a creare nuove opportunità, fondamentali per mantenere lo standing che tutti riconoscono all’Ente e allo sport italiano. Siamo piacevolmente condannati a continuare a vincere per far parlare di noi.
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Come ha vissuto il passaggio di consegne con Malagò e quali sfide o consigli raccolti dall’ex presidente considera più utili per guidare il CONI verso una nuova stagione?
È stato un passaggio naturale, ero membro di Giunta Nazionale, conoscevo e partecipavo attivamente alle dinamiche decisionali relative agli indirizzi da assumere in sede programmatica. Mi sono confrontato con lui prima e dopo aver presentato la candidatura, l’ho reso edotto dei miei programmi e delle mie idee. Malagò, come membro CIO, è componente dell’attuale Giunta, la sua esperienza rimane al servizio dell’Ente.
Con la sua nomina e con quella del presidente De Sanctis, il CONI e il Comitato Italiano Paralimpico sembrano aver rafforzato ulteriormente la loro sinergia; quanto incide il rapporto personale e la reciproca stima tra lei e il presidente De Sanctis nel consolidamento di questa collaborazione istituzionale?
Sono orgoglioso del rapporto con il Presidente De Sanctis, alimentato negli anni grazie alla condivisione di un cammino comune. Siamo stati entrambi numeri uno federali e abbiamo avuto l’opportunità di misurarci con problematiche e prospettive analoghe, che ci hanno permesso di affinare la conoscenza e di apprezzarci per l’interpretazione del ruolo. Ritengo che il percorso di evoluzione passi inderogabilmente da una sinergia a tutto tondo con il CIP e tutti gli altri attori istituzionali.
Quanto è rilevante il ruolo dei CONI regionali e provinciali nella diffusione della cultura e della pratica sportiva, soprattutto tra le nuove generazioni?
Le nostre articolazioni territoriali svolgono un ruolo decisivo. Riescono ad ammantare ogni avamposto del Paese con il messaggio che caratterizza il movimento, diffondendone gli ideali. Penso al valore delle iniziative sviluppate, come il Trofeo CONI, e a ciò che sanno esprimere in termini di investimento educativo e formativo. Schiudono orizzonti sconfinati di crescita, intercettando le esigenze dell’architrave dell’associazionismo.

Lei è stato canoista e presidente per sei mandati (dal 2005) della Federazione Italiana Canoa Kayak; anche alla luce di questa esperienza, in che modo intende mantenere, rafforzare o eventualmente rivedere le alleanze e le collaborazioni con le federazioni sportive nazionali durante il suo mandato?
Il gioco di squadra è fondamentale, è uno dei punti cardine del programma che mi ha portato alla Presidenza, il presupposto fondante della linea d’azione dell’Ente. Non a caso abbiamo istituito delle Commissioni, ognuna afferente a un preciso ambito di riferimento e composte da gruppi di lavoro misti, proprio per favorire il coinvolgimento collettivo e coordinare tutte le attività che riguardano l’attività dell’intero sistema.
Quali obiettivi personali si propone per questo quadriennio alla guida del CONI e quali sono i traguardi principali che vorrebbe raggiungere come presidente?
Non parlo al singolare ma al plurale, l’’io’ diventerà sistematicamente ‘noi’. L’obiettivo, da ex atleta olimpico, è mettere le nostre eccellenze sempre più al centro di ogni politica, nell’interesse della crescita del sistema. Sono loro, le campionesse e i campioni, il motore del nostro mondo.
Infine, quali strategie intende implementare per rafforzare la collaborazione tra federazioni, comitati territoriali e istituzioni, così da creare un sistema sportivo sempre più efficiente e inclusivo?
Metto davanti il metodo: collaborazione totale, dialogo, trasparenza. Le strategie sono il passaggio successivo e verranno individuate attraverso un lavoro d’insieme”.
foto SportdiPiùMagazine, CONI/Simone Ferraro/Roberto Di Tondo





