Calcio, Editoriale

Editoriale #86 – Verona campione: emozione vera e senza fine

14 Maggio 2025 · 14:45

In questi giorni, l’Hellas Verona celebra il quarantesimo anniversario della vittoria dello scudetto nel campionato 1984/1985, evento unico che rimarrà per sempre negli annali dello sport veronese e no.

Durante la partita Verona-Lecce dell’11 maggio scorso, lo stadio Bentegodi ha reso omaggio ai suoi campioni, tributando loro, nuovamente, applausi e ringraziamenti per le emozioni vissute durante quella memorabile stagione.

Mentre assistevo a questo festeggiamento (con la pelle d’oca e gli occhi lucidi) mi è tornato alla mente il calcio di quarant’anni, quello che trasmetteva gioia ed emozioni vere.
Quello dove allo stadio, prima dell’inizio della partita, non servivano canzoni a 1000 dB per accendere il tifo (che, a dire il vero, non ‘accende’ nemmeno adesso).

Chi ha vissuto il calcio degli anni Ottanta non può non avere nostalgia di quel gioco un po’ grezzo, romantico, istintivo ma soprattutto vero.
Quando il Verona di Osvaldo Bagnoli vinceva lo scudetto si giocava con il cuore, con la passione; i calciatori si ‘menavano’ davvero, si sporcavano tanto e non tiravano mai indietro la gamba.
Quel calcio era passione pura, alimentata da sacrifici reali e da un legame viscerale con la maglia, con la città e con i tifosi.
Il calcio era meno business e più appartenenza.

In campo si vedeva un gioco libero, meno condizionato da moduli e statistiche, dove un’ala poteva improvvisare un dribbling, un centrocampista osare un lancio da quaranta metri, un attaccante mettersi ‘in proprio, e puntare il suo diretto marcatore.
Probabilmente si sbagliava di più (?), ma, di certo, si sognava molto di più.

Oggi il calcio è (vorrebbe essere) sempre più una scienza esatta a discapito di quella sana e spontanea poesia che rendeva ogni partita unica, imprevedibile e coinvolgente.

Con questo non voglio dire che un’epoca era migliore dell’altra, sia chiaro. È però innegabile che il calcio di quarant’anni fa avesse un’anima più genuina. Meno filtri, più cuore. Meno numeri, più ‘sangue e sudore’. Meno riflettori, più passione.
Oltre ai colori (gialloblù), allo stadio (Bentegodi) e al pallone (per ora ancora rotono…), tutto è cambiato: regole, tifo, obiettivi, gestioni societarie e calciatori.
In passato ‘giocare a calcio’ era un’arte mentre oggi si ‘calcia il pallone’ come un semplice gesto tecnico. E nel calcio moderno, dominato da tv e social, i tecnici abbondano mentre gli artisti, ahimè, sono praticamente scomparsi.

Grazie vècio Hellas!

Foto: Hellas Verona

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