(di Gianluca Ruffino)
Marco Frattini è un esempio di resilienza e forza di non arrendersi mai. Un vulcano di idee e di energia, che non si è mai piegato di fronte ai tanti ostacoli che gli ha messo di fronte la vita, trasformandoli in opportunità. La perdita dell’udito, della vista, il cambio di professione. Ogni difficoltà è stata un punto di ripartenza, portando avanti le proprie passioni: musica e corsa.

Marco, tu nasci come maratoneta, ma poi c’è qualcosa che cambia la tua vita. Ci racconti la tua è una storia?
In realtà nasco come tapascione, uno di quelli che corre nei campetti dietro casa per tenersi in forma. Fino a quando non arriva un amico che aveva già corso una maratona e che mi spinge a mettermi alla prova. Così, quasi per sfida, nel 2006 mi preparo insieme a lui per una maratona a Milano, nella quale arrivo 20 minuti prima di lui. Quello stesso anno, però, mi ammalo e perdo l’udito. Non mi abbatto e provo a trasformare questo problema in una possibilità: scopro l’esistenza della Federazione Sport Sordi Italia e mi informo sui tempi dei loro atleti. Capisco che, impegnandomi davvero, posso dire la mia. Inizio a correre per la federazione e vinco il mio primo Campionato Italiano, seguito da altri due titoli in maratona e tre nel cross.
Tu hai perso l’udito, da un momento all’altro. La corsa ti ha aiutato a superare questa difficoltà?
La corsa c’è sempre stata, ma inizialmente senza significato profondo. La perdita dell’udito mi ha costretto a mettere a fuoco gli obiettivi. Se volevo competere e crescere dovevo organizzarmi, programmare, diventare manager di me stesso. È stato un cambio di mentalità. Nel 2006 mi sono anche laureato. Studiare era stato un trascinarsi, mentre la corsa mi ha dato finalmente una direzione chiara, una disciplina che poi ho riportato anche nelle altre scelte di vita.
Quanto è stato difficile correre dopo aver perso l’udito?
Fisicamente cambia poco o nulla. Le vere difficoltà sono di attenzione: io corro spesso al parco, ma quando capita di farlo su strada devo fare molta attenzione.
In gara è diverso, perché non senti chi ti arriva dietro. All’inizio mi voltavo troppo, perdevo ritmo. Poi ho capito che dovevo fidarmi delle sensazioni visive.
Poi la tua passione ti ha portato anche a sviluppare un progetto legato alla musica chiamato ‘Correre è rock’…
Fino al 2006 sono stato fonico e musicista, ma con la perdita dell’udito avevo appeso la chitarra al chiodo, convinto che non avrei più ripreso. Invece per me la sordità si è trasformata da handicap a punto di forza. Ho creato il progetto ‘Il teatro oltre il silenzio’, un format teatrale accessibile con sottotitoli integrati e soluzioni per ciechi e ipovedenti. L’iniziativa ha ottenuto un successo sorprendente, allargandosi a livello nazionale.
Nel 2019 ho inoltre ricominciato a scrivere canzoni. All’inizio pensavo solo come autore, ma poi ho messo su una band di cui sono il cantante. I miei brani li pubblico, li porto negli eventi di corsa. Mi definisco un podista rock. Le canzoni parlano di corsa. Rock and Roll Run vuole essere proprio la colonna sonora per gli eventi podistici, un brano che dia energia agni runner.

‘Io vedo di corsa’è un altro tuo progetto dedicato al mondo del running. Di cosa si tratta?
Nel 2008 ho scritto il mio primo libro, ‘Vedere di corsa e sentirci ancora meno’, un diario autobiografico. Poi è arrivato un secondo romanzo. Intanto esercitavo la professione di odontoiatra, fino al 2012, quando un nuovo intervento mi ha compromesso la vista da un occhio e tolto l’entusiasmo per quel lavoro. Ho deciso dunque di trasformare il libro in qualcosa di più concreto, creando un piccolo merchandising: le prime bandane, legate un po’ alla frase finale del libro: “La forza di ogni individuo sta nella propria testa e accanto alle persone a cui vuole bene”. Poi ho allargato ulteriormente con altri gadget. Nel 2015 ho anche deciso di creare CIAORUNNER, che inizialmente doveva essere un social per runner, ma che poi si è evoluto in un servizio di comunicazione per eventi di running in Italia e nel mondo.
Marco, cos’è per te la musica?
La musica oggi è una sorta di riflesso condizionato, non ho la possibilità di sentire la melodia di una canzone; quello che posso avvertire sono vibrazioni, però il fatto di ricordare quello che vuol dire suonare lo strumento, imbracciare la chitarra, poter suonare un pianoforte. Cerco di riviverlo nella mia testa. Perché, diciamocelo, senza musica e senza sport, che vita sarebbe?
foto Marco Frattini





