Calcio, Editoriale

Dalle stelle alle stalle. Hellas e Virtus: che disastro!

31 Marzo 2026 · 18:10

(di Alberto Cristani)

Il calcio veronese d’eccellenza si appresta a concludere, mestamente, una stagione che resterà negli annali come un vero e proprio disastro sportivo.
Hellas Verona e Virtus Verona, le due big del panorama calcistico scaligero, sono state protagoniste di campionati estremamente negativi, frutto di prestazioni troppo spesso imbarazzanti. Dopo aver centrato, in passato, salvezze in Serie A insperate, combattute e meritate, e dopo aver assaporato persino l’ebrezza dei playoff per la Serie B, quest’anno gialloblù e rossoblù hanno messo in campo progetti e formazioni del tutto fallimentari.
E, purtroppo per i tifosi, la parola “fine” deve ancora essere scritta.

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Hellas: il blasone non basta più

Italo Zanzi

L’Hellas, in questa stagione, è diventato il simbolo di quanto un progetto sportivo possa essere subordinato a logiche di bilancio, debiti e ridimensionamenti. Il campo lo racconta in modo impietoso: poche vittorie, tante sconfitte, una rosa che più che un’idea di gioco sembra assemblata da un catalogo di “offerte speciali”.

Quando una società, che si tratti di Setti o di Presidio/Zanzi, parte da un’urgenza finanziaria, è inevitabile che la logica del “salvarsi” prevalga su quella del “costruire”.
La squadra appare come una somma di opportunità più che come l’evoluzione di un progetto. Cambia il tecnico, si alternano i moduli, la rosa si ridimensiona a ogni mercato: tutto questo descrive un club che risponde a necessità di brevissimo periodo, non a una visione pluriennale.

Il calcio diventa così un contenitore in cui inserire sponsor, partnership e plusvalenze, mentre il progetto sportivo resta una variabile da aggiustare di volta in volta. E se nelle passate stagioni questo modus operandi aveva dato i suoi risultati, quest’anno il ‘modello Sogliano’ ha fallito clamorosamente, andando incontro a una delle retrocessioni peggiori – se non la peggiore in assoluto – della centenaria storia gialloblù.

Virtus: fine di una favola?

Gigi Fresco

La Virtus Verona, dal canto suo, racconta una storia diversa, ma non di certo migliore. Una squadra, anzi una società, che per anni ha dimostrato un modello vincente e che, iniziando la stagione con la speranza di essere protagonista, ha progressivamente smarrito la propria identità, sprofondando in un baratro che, salvo miracoli, porterà alla retrocessione.

Infatti, complice la regola degli otto punti, al momento non si disputerebbe nessun spareggio salvezza. La povertà del progetto qui non è solo economica, ma anche di idee. La squadra non è riuscita a trasformare la buona volontà mostrata nelle annate precedenti in un’organizzazione solida e coerente: il mercato, sempre molto attivo anche per effetto degli infortuni, ne è stato l’emblema.

La Virtus Verona avrebbe potuto diventare un esempio di gestione seria e lungimirante; purtroppo, quest’anno tutto si è inceppato. Speriamo si tratti soltanto di un passo falso e non di un tracollo definitivo: sarebbe davvero un peccato. La passione del presidentissimo Gigi Fresco è la base da cui ripartire, a prescindere dalla categoria.

Il calcio che verrà

Il messaggio è chiaro: il calcio, oggi, non è più il fiore all’occhiello dello sport veronese e, in generale, non è più lo sport che monopolizza l’attenzione degli appassionati gialloblù.
Senza una visione chiara e senza la capacità di mettere il progetto sportivo al centro, ogni speranza di tornare ai vecchi fasti rischia di restare soltanto un’illusione.
Attendiamo fiduciosi da Hellas e Virtus segnali di risveglio: in caso contrario, i veronesi, soprattutto i più giovani, avranno fortunatamente la possibilità di orientare il proprio interesse e il proprio tifo verso discipline più vere e, in alcuni casi, decisamente più (con)vincenti.

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