Calcio

Verona travolto anche dall’Udinese. Per fortuna c’è la matematica…

27 Gennaio 2026 · 12:46

L’Udinese fa una passeggiata al Bentegodi e dà l’ennesima spallata ad un Hellas Verona che sembra ormai aver inconsciamente accettato la retrocessione in serie B.
Oggi sarebbe facile cavalcare l’onda emotiva e “sparare” sul pianista di turno (Zanetti, Zanzi, Sogliano), ma che senso avrebbe? Proviamo ad analizzare invece la situazione dati alla mano, senza polemiche e senza gettare benzina sul fuoco – esercizio che avrebbe come unico risultato quello di far imbufalire ulteriormente i tifosi.

Classifica da incubo

Partiamo dai numeri, che non mentono mai: l’Hellas Verona oggi occupa il 20° e ultimo posto in classifica con 14 punti dopo 22 giornate, alla pari con il Pisa. Il bottino è frutto di 2 vittorie, 8 pareggi e 12 sconfitte. Solo 18 gol fatti (7 firmati da Orban) e ben 37 subiti.

Andando nel dettaglio:

  • Media gol per partita: 0,8 gol segnati
  • Media gol subiti: 1,7 gol incassati
  • Punti in casa: 6 (1 vittoria, 3 pareggi, 7 sconfitte)
  • Punti in trasferta: 8 (1 vittoria, 5 pareggi, 5 sconfitte)

Con la sconfitta contro l’Udinese, il Verona ha inanellato la quarta sconfitta nelle ultime sei partite. Nella storia della Serie A, i gialloblù hanno fatto peggio solo due volte dopo 22 giornate: nel 1978/79 (10 punti) e nel 2015/16 (11 punti), retrocedendo in entrambi i casi.
Alla luce di tutto questo, è realistico pensare a un ennesimo “miracolo” sportivo?
Onestamente, no.

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Meritatamente sconfitti

Niente giustificazioni a fine gara: mister Zanetti alza le mani e ammette: “L’Udinese ci ha messo sotto dal punto di vista fisico e poi in tutte le parti del campo. Fino a quando abbiamo retto, siamo stati dentro la partita. Dopo non siamo riusciti a starci dentro la difficoltà. La situazione è emotivamente difficile per tutti e in questo momento facciamo fatica a gestirla.”

Il nodo mercato

Zanetti non si nasconde nemmeno quando gli viene chiesto del mercato: “Cosa mi fa arrabbiare? Il mercato ci ha tolto due titolari, ma questo fa parte del gioco. Abbiamo 9 giocatori infortunati, importanti e tutti potenzialmente titolari. Arriviamo a queste sfide ridotti all’osso. Il nostro percorso ce lo siamo complicato da soli. Nel girone d’andata abbiamo fatto tante ottime partite, dove meritavamo di fare 4-5 punti in più che oggi ci avrebbero dato una situazione emotiva completamente diversa. Dobbiamo reggere questa situazione difficile, ma chi paga più di tutti sono i tifosi, che meriterebbero molto di più di ciò che stiamo facendo. Non ho avuto nessuna rassicurazione dalla società sull’arrivo di rinforzi. Ci si aspetta magari prima l’arrivo di giocatori importanti che poi non arrivano, poi ci sono delle uscite che non vengono compensate con delle entrate. Sono cose che vengono decise dall’alto e non dipendono da noi. Quello che dipende da noi è il campo, e oggi il campo ha detto che abbiamo perso meritatamente contro una squadra che ci è superiore.”

Presidio nel buio

Partendo dal presupposto che non abbiamo elementi certi sulla strategia societaria (nessuno di noi ha accesso o lavora nella stanza dei bottoni in via Olanda), la sensazione è che Presidio stia barcollando nel buio.
Il signor Zanzi sembra recitare una parte e quando parla lo fa sempre con un sorriso che, al momento, può anche sembrare piacevole e rassicurante, ma che nella realtà dei fatti non sta portando a nulla di concreto. Ci sarà sicuramente una strategia ben definita (dai, non può essere diversamente!) della quale non siamo a conoscenza e che, ad oggi, nessuno in casa Hellas si è preso la briga di spiegare.
Il messaggio che passa oggi è chiaro: il Verona non è competitivo e nessuno fa nulla per cercare di raddrizzare la baracca. Se poi ci aggiungiamo la cessione di Giovane – altra “magia” di Sogliano con tante analogie a quella di Ngonge (stesso introito, stesso interlocutore, gol fallito al 90′ allo stesso modo) – e la fuga di Nunez (stanco della situazione?), il quadro è completo.

Never say never

Difficile guardare avanti con ottimismo. I motivi?

  • Classifica imbarazzante
  • Molti giocatori infortunati (magicamente, però, tutti torneranno probabilmente a disposizione per la partita di Cagliari)
  • Squadra senza mordente
  • Allenatore che, al netto delle sue scelte non sempre condivisibili e comprensibili, sembra non avere più il controllo della situazione
  • Mercato in entrata completamente bloccato nonostante la cessione di Giovane, in attesa di altre probabili uscite
  • Società mediaticamente latitante, (eccezion fatta per i tanti-troppi video e post ‘emozionali’)
  • Tifosi incattiviti (alcuni dei quali non hanno nemmeno potuto usufruire della promo birra+hot dog a 5 euro perché i bar erano chiusi…)

Insomma, la situazione sembrerebbe irrimediabilmente compromessa.
La matematica però tiene accesa la fiammella della speranza: mancano 15 partite alla fine del campionato, 45 punti in palio. Per salvarsi probabilmente basteranno 32-35 punti, la zona salvezza è a 4 punti (ad oggi bisogna fare la corsa sul Lecce), ci sono ancora gli scontri diretti con Cagliari, Pisa, Parma e Lecce, il calendario delle avversarie non è certo facile e alcune formazioni sono in caduta libera (Torino e Cremonese in primis).
Non ci resta quindi che vivere alla giornata con la calcolatrice in mano, con la consapevolezza che l’Hellas ha poche possibilità di restare in Serie A. Però, mai dire mai. Anzi, come direbbero the men of Presidio: never say never.

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