Il calcio italiano entra in una fase decisiva per il proprio futuro istituzionale. L’assemblea della Lega Serie A ha indicato Giovanni Malagò come candidato alla presidenza della FIGC, aprendo ufficialmente la corsa alle elezioni fissate per il 22 giugno.
Una candidatura quasi plebiscitaria
Il nome dell’ex presidente del CONI ha raccolto un consenso larghissimo: ben 18 club su 20 hanno sottoscritto la candidatura, un dato che testimonia la volontà della massima serie di presentarsi compatta in un momento delicato per tutto il movimento. Solo Lazio e Verona non hanno aderito formalmente, più per questioni legate al metodo che per una reale opposizione alla figura di Malagò.
La scelta della Serie A rappresenta un segnale politico forte. Pur incidendo “solo” per il 18% del peso elettorale complessivo, la posizione dei club di vertice è destinata a orientare il dibattito e a influenzare anche le altre componenti federali
Il contesto: crisi e bisogno di rilancio
La candidatura arriva in un momento critico per il calcio italiano, segnato dalle dimissioni del presidente federale Gabriele Gravina e da risultati sportivi deludenti, tra cui la mancata qualificazione ai Mondiali.
In questo scenario, la figura di Malagò viene percepita come quella di un manager esperto, capace di gestire sistemi complessi e di dialogare con le diverse anime dello sport italiano. Il suo passato alla guida del CONI e il ruolo nella Fondazione Milano-Cortina rappresentano elementi che rafforzano la sua candidatura sul piano istituzionale.
I prossimi passi
La candidatura dovrà essere formalizzata entro il 13 maggio, mentre il voto decisivo è fissato per il 22 giugno. Nel frattempo, la Serie A incontrerà Malagò per confrontarsi su programmi e priorità, segno che il sostegno espresso non è solo formale ma punta a costruire una linea strategica condivisa.
Parallelamente, non mancano possibili alternative: altri nomi stanno emergendo nel panorama federale, a dimostrazione di una competizione ancora aperta.
Una sfida che vale il futuro del calcio italiano
La partita per la presidenza FIGC non è solo una questione di nomi, ma rappresenta un passaggio chiave per ridisegnare governance, sostenibilità economica e competitività del sistema calcio.
La scelta della Serie A di convergere su Malagò indica una direzione precisa: affidarsi a una figura di esperienza per avviare un processo di riforma profonda. Resta da capire se questo orientamento sarà condiviso anche dalle altre componenti federali.
Il 22 giugno, più che un’elezione, sarà un vero spartiacque per il calcio italiano.





