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Laura Zanette, 11 anni di vita giallorossa

30 Giugno 2026 · 20:36

(di Alberto Cristani)

Undici stagioni, una maglia giallorossa diventata seconda pelle e un ruolo da punto fermo dentro e fuori dal campo. Laura Zanette in questi giorni ha salutato la Pallamano Olimpica Dossobuono, la società che l’ha accolta giovanissima e l’ha vista crescere come atleta, allenatrice e donna.
Arrivata nel 2015, poco più che ventenne, ha guidato il gruppo nelle promozioni in A1, ha affrontato retrocessioni decise più dai bilanci che dal campo, ha conosciuto il peso degli infortuni e la responsabilità di essere un riferimento per il settore giovanile. In undici anni è stata colonna tecnica, leader silenziosa nello spogliatoio e volto riconoscibile di un club che ha fatto della continuità e del lavoro quotidiano la propria identità.
La scelta di tornare vicino a casa, a Oderzo, non è soltanto un trasferimento sportivo, ma la chiusura di un ciclo che ha segnato profondamente la pallamano di Dossobuono. In questa intervista a SportdiPiù Magazine, Laura ci racconta il suo viaggio tra salite, cadute e ripartenze, raccontando cosa significa mettere la propria vita al servizio di uno sport che vive molto più di passione che di riflettori.

Dopo 11 stagioni con la maglia giallorossa, Laura, hai scelto di salutare Dossobuono. Perché adesso?
Per me si è chiuso un cerchio. Sentivo il desiderio forte di tornare a casa, di riavvicinarmi alla mia famiglia. Ho passato qui undici anni: non è lontanissimo, ma vivere la quotidianità con i tuoi affetti è diverso. Dossobuono per me è stata casa, è stata famiglia, ma nell’ultimo anno è nato dentro di me il bisogno di tornare davvero a casa mia. A un certo punto ho capito che era tempo di fare questa scelta, anche se emotivamente è stata difficile.

La tua ultima stagione è stata segnata da un infortunio. Quanto ha influito su questa decisione?
La decisione, in realtà, era già dentro di me prima di farmi male. L’infortunio mi ha dato solo più tempo per pensare. Mi sono fatta male a fine gennaio e per quattro mesi ho guardato le mie compagne allenarsi e giocare. Quando sei fuori e osservi, la testa lavora tanto: ti fai domande, ti immagini scenari diversi. Mi sono accorta che ogni volta che si parlava della stagione successiva mi si stringeva il cuore. Lì ho capito davvero che per me questo sarebbe stato l’ultimo anno a Dossobuono. Dovevo solo accettarlo e metabolizzarlo.

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