News

Mario Andretti: “Sono nato per correre”

13 Ottobre 2025 · 12:15

(di Rocco Fattori Giuliano) Ottantacinque anni e una vita vissuta a tutta velocità. Mario Andretti, leggenda assoluta del motorsport, è tornato in Italia per raccontarsi al pubblico del Festival dello Sport di Trento, accolto con un’ovazione che solo i grandi meritano. Nato a Montona, in Istria, e cresciuto tra le difficoltà del dopoguerra, Andretti ha saputo costruirsi un destino che nessuno avrebbe potuto immaginare. “Il passaporto può cambiare, ma il sangue no”, ha ricordato con orgoglio, parlando della sua doppia anima italiana e americana.

L’amore per i motori è nato presto, quando da ragazzo, ancora in un campo profughi toscano, andò a Monza a vedere una gara. Quel giorno, tra il rumore dei motori e l’odore di benzina, capì che il suo futuro sarebbe stato legato alla velocità. Poco dopo, la famiglia emigrò in Pennsylvania, e proprio lì Mario e il fratello Aldo iniziarono a frequentare le prime corse locali. Da allora, nulla lo ha più fermato.

Negli Stati Uniti Andretti costruì la sua leggenda: dalle prime vittorie nell’USAC e nella Formula Indy, fino al trionfo alla 500 Miglia di Daytona nel 1967, l’unico italiano a riuscirci. Ma il sogno vero restava la Formula 1. Il debutto arrivò nel 1968, e pochi anni dopo conquistò la sua prima vittoria, nel Gran Premio del Sudafrica 1971, proprio con la Ferrari. Con il Cavallino, racconta, ha sempre avuto un legame speciale: “Ferrari è la Ferrari, e lo sarà sempre”.

Dopo anni di salite e discese, il 1978 fu l’anno della consacrazione: Mario Andretti vinse il titolo mondiale con la Lotus, diventando campione del mondo di Formula 1 e scolpendo per sempre il suo nome nella storia. In carriera ha disputato 897 gare, conquistando 111 vittorie e 109 pole position, risultati che ancora oggi lo collocano tra i piloti più vincenti di sempre.

Mario Andretti al Festival dello Sport di Trento 2025

Oggi, a più di quarant’anni dal suo titolo, Andretti non ha perso la passione. Anzi, si prepara a tornare in Formula 1 con un nuovo progetto che porta il suo nome: Andretti Cadillac, la scuderia che debutterà nel 2026. Un sogno condiviso con il figlio Michael e sostenuto dal colosso americano General Motors, unendo la tradizione Andretti alla tecnologia Cadillac. “Il merito è di mio figlio Michael, perché a dire il vero non ho mai avuto nemmeno grande interesse per gestire team. A me interessava solo guidare”

“Abbiamo dovuto lottare per entrare nel circus, ma questo ci ha motivato ancora di più”, ha spiegato. “C’è tanta energia positiva, tanta voglia di fare bene. Sappiamo che iniziare da zero non è facile, per questo abbiamo bisogno di piloti esperti che sappiano guidare la squadra”. Tra i nomi citati, Bottas e Pérez: profili d’esperienza per dare solidità a un progetto che mira a diventare competitivo sin dai primi anni. Nel parlare del presente della Formula 1, Mario Andretti ha elogiato Verstappen e Piastri, ma ha riservato parole speciali per Charles Leclerc, un pilota che vede pronto per il futuro. “Mi piace molto – ha raccontato – e se un giorno volesse cambiare squadra, alla Cadillac le porte sarebbero spalancate”.

La Ferrari resta nel suo cuore, così come Enzo Ferrari, con cui condivise momenti intensi e di grande rispetto reciproco. “Quando mi chiese di sostituire Pironi, dopo l’infortunio, tornai a Fiorano e girai per 87 giri. Lui era lì, a guardarmi. Non servivano parole, bastava capirsi con gli occhi.”

Dopo l’avventura in F1, Andretti continuò a correre in America fino ai primi anni ’90, con il team di Paul Newman e Carl Haas, collezionando successi in CART e partecipazioni alla 24 Ore di Le Mans. Ma la voglia di competere non lo ha mai abbandonato. “Sono nato per correre, e la tentazione di tornare al volante c’è sempre. Anche oggi.”

Guardando al futuro, Andretti si dice curioso dei nuovi regolamenti del 2026, che cambieranno radicalmente le monoposto. “Sarà interessante vedere chi, tra team e ingegneri, riuscirà ad adattarsi per primo. Ogni nuova era porta con sé sfide e opportunità, e io non vedo l’ora di viverle.”

Mario Andretti resta così un simbolo universale del motorsport: un uomo che ha attraversato epoche, categorie e continenti, senza mai smettere di incarnare la passione pura per la velocità. Dall’Istria all’America, dalla Ferrari alla Cadillac, la sua storia è il filo che lega passato e futuro delle corse. E a 85 anni, il suo motore continua a girare forte come il primo giorno, alla domanda se, ancora oggi, avrebbe la tentazione di tornare al volante, Andretti ha sorriso. Poi, senza esitazione, ha risposto: “Sempre, sempre, sempre”. Una risposta semplice, ma capace di racchiudere tutta la sua passione per le corse.

ARTICOLI CORRELATI