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I top e i flop del Giro d’Italia 2025

10 Giugno 2025 · 8:36

Simon Yates (Visma Lease a Bike) ha vinto la 108° edizione del Giro d’Italia davanti a Isaac Del Toro (UAE Team Emirates XRG) e Richard Carapaz (EF-Education First). Un trionfo reso possibile grazie al ribaltone nella penultima tappa del Colle Delle Finestre e il Sestriere, in un Giro che mano a mano ha perso tanti possibili protagonisti a causa delle cadute: prima Jai Hindley, poi Giulio Ciccone, Primoz Roglič e Juan Ayuso.

L’Italia ha festeggiato la Maglia Rosa di Diego Ulissi (XDS Astana) conquistata nell’ottava tappa, 1466 giorni dopo l’ultimo italiano in rosa Alessandro De Marchi, e ha gioito per l’unica vittoria di tappa tricolore – così poche solo nel 2017 – di Christian Scaroni (XDS Astana) a San Valentino, arrivato in parata con il compagno di squadra, e vincitore della Maglia Azzurra, Lorenzo Fortunato.

Con il collega Pietro Perbellini andiamo a ripercorrere questi 21 giorni di gara – per 3443,3 km totali – da Tirana a Roma, concentrandoci sui top e i flop di questa edizione della Corsa Rosa.

I top del Giro d’Italia 2025

  • Simon Yates – Ha vinto questo Giro d’Italia con grandissima intelligenza. Si è difeso egregiamente nelle cronometro di Tirana e Pisa e nella tappa con arrivo a Sestriere ha sfruttato al meglio la marcatura a uomo tra Del Toro e Carapaz. È stato capace di gestire quelle tappe sulla carta molto complicate e nervose come quella degli sterrati di Siena ed è uscito indenne dalla maxi caduta di Nova Gorica. Una vittoria che sa di redenzione perché Simon Yates 7 anni fa perse il Giro d’Italia proprio sul Colle delle Finestre, dopo aver dominato nella prima metà della Corsa Rosa, accusando 40 minuti di ritardo da Chris Froome. (Cafarelli)
  • Wout Van Aert – Tutti, fin dall’annuncio della sua partecipazione, si aspettavano che Van Aert potesse conquistare la Maglia Rosa in Albania. Invece per un problema di salute precedente il Giro, Van Aert dopo le prime tre tappe sembrava che fosse già pronto a tornare a casa. Nel finale della prima settimana però ha conquistato la tappa degli sterrati a Siena, correndo con intelligenza tattica e un cuore incredibile. Da lì è iniziato un altro Giro culminato con la penultima tappa dove è stato fondamentale per Simon Yates tra la fine della discesa del Colle Delle Finestre e l’attacco della salita di Sestriere. (Cafarelli)
  • Il pubblico di Soave – Il pubblico veronese ha accolto in maniera splendida splendida il Giro d’Italia. Una giornata di festa, quella della 13° tappa, iniziata fin dal mattino con il Giro-E e a seguire la carovana del Giro d’Italia. La grande attesa per il passaggio del Giro non ha toccato solo il comune di Soave, ma anche quelli di Cologna Veneta e San Bonifacio. Essere davanti a Porta Verona con tutte le persone che aspettavano il passaggio dei corridori è stato emozionante. C’erano persone di tutte le età che cercavano il posto migliore per immortalare quelli che poi sono stati veramente pochi secondi ma in giornate così si riesce veramente ad apprezzare il potere che ha il Giro d’Italia di riunire non solo gli appassionati di ciclismo, ma un’intera popolazione. (Cafarelli)
  • Mads Pedersen – Vincitore di quattro tappe, si è portato a casa la Maglia Ciclamino, ha vestito la Maglia Rosa ed è un top anche per il lavoro di gregariato che ha svolto anche nelle tappe in salita per aiutare i propri compagni. Questo è sinonimo di classe ma anche di generosità. Come Van Aert è stato un uomo squadra. Veniva da una primavera corsa in maniera intensissima, con la vittoria alla Gent-Wevelgem, quindi essere riuscito ad arrivare in forma a questo Giro d’Italia dimostra il suo motore notevole. (Perbellini)
  • Lidl-Trek – Sei vittorie di tappa, quattro con il danese Pedersen; una con Hoole, l’olandese vincitore della cronometro di Pisa, e una con Carlos Verona. Vittoria importantissima per lui che si è sempre dedicato ad un ruolo di gregariato, arrivata in un giorno importante per la squadra, cioè quello successivo al ritiro di Giulio Ciccone. Parlando anche degli altri protagonisti della squadra Jacopo Mosca è stato un gregario formidabile mentre Mattias Vacek – 22 anni – si è distinto per una prima parte di Giro straordinaria. Infine Giulio Ciccone: è stato forse meno spavaldo rispetto al passato e proprio per questa condotta di gara probabilmente lo avremmo davanti nell’ultima settimana, ma la sua caduta ci ha privato di un protagonista. (Perbellini)
  • Lorenzo Fortunato – Questo Giro d’Italia è stato un po’ magro per il nostro paese, però ci ha regalato comunque dei momenti emozionanti. Lorenzo Fortunato si è aggiudicato la Maglia Azzurra di miglior scalatore e poi ha sfiorato il successo di tappa, perché protagonista di un gesto cavalleresco, arrivando in parata col compagno di squadra Cristian Scaroni a San Valentino, in uno dei momenti più emozionanti di questo Giro. In più Fortunato ha dimostrato grande intelligenza non intestardendosi nel cercare un piazzamento anonimo in classifica generale. (Perbellini)

I flop del Giro 2025

  • Egan Bernal – Un flop se si pensa alle aspettative che c’erano su Bernal, che tornava al Giro dopo averlo vinto nel 2021 e dopo il grave incidente del 2022 che ne ha profondamente segnato la carriera. Nella terza settimana sono uscite fuori le sue lacune. Ha perso un minuto nella tappa di Bormio e il crollo definitivo c’è stato nella tappa del Sestriere. Si è piazzato comunque al 7° posto grazie ad una buona prima parte, ma è stata veramente una prestazione in calando la sua. (Cafarelli)
  • Red Bull Bora Hansgrohe – Roglič, che doveva essere il padrone di questo Giro d’Italia, non ha mai avuto una squadra che lo ha supportato al meglio. Soltanto Giulio Pellizzari, che poi ha raccolto molto bene il testimone lasciato dal campione sloveno, riusciva a stare al suo passo. La squadra ha perso Jai Hindley alla sesta tappa e Daniel Martinez è stato impresentabile. Gli italiani Aleotti e Moscon quando sono stati chiamati in causa hanno fatto il loro con qualche lacuna. Un altro atleta impalpabile è stato lo sloveno Jan Tratnik. A salvare la baracca, oltre al già citato Pellizzari c’è sicuramente Nico Denz che ha regalato alla squadra la vittoria a Cesano Maderno. (Cafarelli)
  • UAE Team Emirates XRG – Ha controllato bene la corsa da quando Del Toro ha preso la Maglia Rosa ma, come lo stesso campione messicano, è andata in tilt nell’ultima frazione. Sono rimasti sorpresi dall’attacco anticipato della EF sul Colle delle Finestre: ci si aspettava qualcosa di più da Adam Yates e da Rafal Majka, che poi è rientrato dando un grande contributo quando ormai era troppo tardi. (Cafarelli)
  • Tom Pidcock – L’inglese ha lasciato la Ineos avere più spazio ed ero fiducioso sulle sue possibilità, anche perché in questo 2025 l’inglese è già risultato vittorioso, ma in questo Giro d’Italia bisogna è stato abbastanza deludente. Ha chiuso con un anonimo 16º posto, ma soprattutto non è mai stato in gioco in nessuna tappa, nonostante le sue doti comunque ben si sposassero con le caratteristiche di questo Giro d’Italia. (Perbellini)
  • Sam Bennett – L’irlandese nonostante si fosse addirittura autodefinito “il più forte velocista di questo Giro d’Italia” si è rivelato essere una grossa delusione. Solamente un 6° posto in volata a Lecce: questo Giro d’Italia non presentava grandi occasioni per i velocisti puri, però ci aspettavamo qualcosa di più. Pesa come un macigno la carta d’identità di Bennett – 34 anni – e il fatto che non sia stato supportato da un treno adeguato in volata. A fine stagione scade il contratto e sicuramente ha perso un’occasione importante per tornare in auge. (Perbellini)
  • Isaac Del Toro – Il suo Giro d’Italia è stato da 10 e lode fino alla penultima tappa. Sul Colle delle Finestre ha rovinato “la pagella” con una gestione infantile della gara. Ha fatto bene inizialmente a marcare Carapaz, però quando il terzo in classifica Yates, che comunque non aveva un distacco siderale, ha preso il largo e ha minacciato la sua Maglia Rosa, doveva assumersi le responsabilità del leader e sputare sangue per cercare di difendere il primo posto in classifica. Non è stato neanche bello lo scattino finale, un gesto irrispettoso. È forte in salita, in discesa, sullo sterrato, nel posizionamento in gruppo e può migliorare molto a cronometro, però l’occasione per vincere il Giro d’Italia era questa e non l’ha sfruttata. Non un flop, ma sicuramente rimandato. (Perbellini)
  • La Grande Partenza dall’Albania – Il disegno delle prime tre tappe tre tappe albanesi è stato stupendo: tappe mosse con bellissime salite e bellissimi paesaggi. Ma bisogna considerare la desolazione dovuta alla mancanza di pubblico, specialmente nei finali di tappa. A vederle dalla TV, sembrava di essere in epoca Covid. Ci sono stati anche dei problemi dovuti all’attraversamento di animali e quel palo della luce all’uscita della curva dove è caduto Mikel Landa non era ben segnalato né protetto. Si è rischiato veramente tanto, quindi la partenza dell’Albania va bocciata. (Perbellini)

Foto Copertina: Wikimedia Commons

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