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Editoriale #87 – Papa Leone chiama, lo sport risponde a metà: luci e ombre del Giubileo dello Sport

07 Luglio 2025 · 7:30

Il 14 e 15 giugno, a Roma, si è svolto il Giubileo dello Sport, evento che avrebbe potuto rappresentare una straordinaria occasione di incontro tra fede e pratica sportiva. Al centro dell’iniziativa, il coinvolgente e profondamente ispirante discorso che Papa Leone XIV ha rivolto agli sportivi durante la santa Messa nella Solennità della Santissima Trinità, domenica 15 giugno nella basilica di San Pietro.

Il Pontefice ha sottolineato come lo sport possa essere un riflesso della bellezza di Dio, insegnando valori come la collaborazione, il rispetto e la solidarietà. Ha evidenziato come lo sport, specialmente quello di squadra, possa superare l’individualismo e promuovere l’unità e l’integrazione, offrendo un’esperienza di crescita umana e spirituale.
Il Pontefice ha incoraggiato a vivere lo sport con consapevolezza, opponendosi alla violenza e alla sopraffazione, e riconoscendo che anche nello sport, come nella vita, si impara a gestire la fragilità e a trovare speranza.

Un messaggio forte, degno di nota: nell’epoca dell’individualismo e delle fratture sociali, lo sport può rappresentare ricomposizione, allenamento alla speranza, antidoto alla solitudine, e educazione al rispetto, all’accoglienza e al fallimento costruttivo.

Eppure, se le parole del Papa hanno toccato corde nobili, la realtà del Giubileo dello sport è apparsa molto diversa. Il nostro sport nazionale ha snobbato l’appuntamento, partecipando con pochissimi nomi di rilievo.
Unici campioni ‘a metterci la faccia’ sono stati Felipe Massa, Gordon Hayward, Caterina Banti, Giulia Ghiretti, Pino Maddaloni e Damiano Tommasi presenti alla tavola rotonda Lo sport genera speranza, svoltasi sabato 14 giugno in Piazza del Popolo, in condizioni climatiche ‘impegnative’ e, anche per questo, conclusasi in modo molto sbrigativo.

Una panoramica di Piazza del Popolo e della cittadella dello sport quasi deserta

Una Piazza del Popolo che, sempre il sabato, è rimasta tristemente poco popolata, nonostante la presenza di strutture e Federazioni che facevano provare le varie discipline. Anche in questo caso il caldo intenso ha reso l’evento faticoso, poco accogliente e poco attrattivo: forse si poteva fare più attenzione nella scelta della location e del timing: probabilmente svolgere l’evento nel tardo pomeriggio/sera sarebbe stata la soluzione migliore.

La sensazione che ho provato, girovagando spaesato e accaldato tra i gazebo delle varie federazioni sportive, è che si trattasse più di un obbligo formale che di una vera iniziativa con idee capaci di coinvolgere comunità e giovani.

Il Giubileo dello Sport avrebbe potuto essere un palco ideale per unire valori, giovani e sport, sotto il messaggio profondo e attuale di Papa Leone XIV. Invece, ha lasciato l’impressione di un esercizio di facciata. Lo sport italiano ha perso un’occasione preziosa: quella di mettere in campo i suoi migliori interpreti, i più giovani, e di costruire qualcosa di condiviso, concreto e visibile.

Serve un’inversione di rotta vera e non chiacchierata: se si vuole davvero far diventare lo sport – come il Papa auspica – un motore di speranza, fraternità e comunità, bisogna investire nei ragazzi, organizzarli sul territorio, valorizzare gli atleti anche fuori dai media, e curare la logistica e l’accoglienza. Non basta celebrare lo sport: bisogna vivere lo sport, coinvolgendo chi lo pratica ogni giorno, mettendolo al centro.

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