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Basket femminile, è già tempo di bilanci

25 Aprile 2025 · 10:13

(rfg) A poche partite dalla chiusura della stagione 24-25, il basket femminile italiano è chiamato a vivere una stagione di profondo rinnovamento. La Serie A1 in questa stagione è rimasta con un organico ridotto a undici squadre, segnando un momento di riflessione e ripartenza per l’intero movimento. E molti rumors evidenziano le preoccupazioni della società che s’apprestano a vincere il campionato di A2 a salire nella massima serie.

È davvero difficile parlare di rilancio o di crescita quando un campionato di vertice  si presenta con appena dieci squadre ai nastri di partenza. La prossima stagione della Serie A1 femminile non solo sarà la più corta degli ultimi anni, ma rischia di essere anche la meno competitiva e meno credibile.

Dieci, undici, partecipanti sono troppo pocht per un torneo che ambisce ad avere un peso nello scenario sportivo nazionale. Un format così ridotto impoverisce il calendario, rende monotono il confronto tra le squadre e allontana ulteriormente il pubblico, già di per sé ridotto, dalle tribune e dagli schermi. Arduo pensare di  costruire un movimento solido su una base così fragile.

L’uscita di scena nel recente passato  di realtà consolidate come la Virtus Bologna, che dopo anni di investimenti e ambizioni europee ha chiuso la sezione femminile, e di Ragusa, storicamente presente ai vertici del campionato, ha rappresentato un serio campanello d’allarme per tutto il sistema.

Le difficoltà economiche si intrecciano con una più ampia crisi strutturale che riguarda la sostenibilità dei club, la capacità di attrarre sponsor e l’insufficiente valorizzazione mediatica del prodotto. La mancanza di impianti moderni, la scarsità di investimenti stabili da parte di grandi gruppi industriali e la concorrenza con altri sport più “redditizi” dal punto di vista commerciale stanno spingendo molte società a rivedere i propri progetti o, peggio, a gettare la spugna.

A fronte di questo scenario, resiste l’élite del basket femminile italiano, guidata da Schio e Venezia, che continuano a garantire una programmazione solida, professionalità e si confermano le principali protagoniste di dimensione europea. Entrambe le società hanno scelto la via della continuità, rinnovando i contratti delle loro giocatrici chiave e puntando su innesti mirati – quale il rientro il Italia di Cecilia Zandalasini (nella foto in apertura parlons-basket.com) – per mantenere alto il livello competitivo.

Ma la forbice tra le prime della classe e il resto del gruppo rischia di allargarsi ulteriormente, alimentando un campionato a due velocità. Squadre locali come l’Alpo o Costa Masnaga faticano a trovare fondi e talenti per sostenersi nella massima serie.

Se non si interviene in maniera decisa su sostenibilità economica, visibilità mediatica e formazione delle atlete, il basket femminile italiano rischia di ridursi a un duello tra due sole big, con il resto del campionato a fare da contorno. E in uno sport senza competizione, senza varietà e senza futuro, il rischio più grande è che a spegnersi sia l’interesse di tutti.

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